giovedì 10 dicembre 2009

Saranno famosi - Hideki Matsui (prima parte)

La copertina di Shūkan Baseball 1992
Luglio 1992, il mio primo, magico anno in Giappone. Alla vigilia delle eliminatorie regionali, il settimanale Shūkan Baseball dedica la copertina a uno studente, azzardando che possa superare le prestazioni di Kazuhiro Kiyohara, il ragazzotto del Kansai che pochi anni prima aveva frantumato tutti i record di battuta al Kōshien. Passa un mese e si arriva al clou. Si è aperta da poco la 74sima edizione del Kōshien estivo. Il 16 agosto 1992 si gioca il secondo turno ed il torneo propone una card stimolante: si scontrano il liceo Seiryō di Kanazawa (Ishikawa) e il Meitoku Gijuku di Kōchi. Eppure Hideki Matsui, detto "Gojira" (Godzilla), quarto battitore del Seiryō, è uno al quale il termine slugger sembra cucito addosso, un gigante che manco pare un liceale, viene estromesso per ben cinque turni consecutivi di battuta dalla batteria del Meitoku. 
Gli avversari, sovrastati psicologicamente dalla sua presenza, evitano di affrontare il gigante, concedendogli in modo sistematico la prima base. In pratica non gli viene concesso di battere. D'altronde nel baseball si può, il regolamento lo consente. Anzi, è un'azione tattica spesso usata dai professionisti. Quando non ti va di affrontare un tipo ostico, gli regali una base. E' una strategia che non elimina il pericolo, ma semplicemente lo rimanda al gioco successivo. Si evita lo slugger regalandogli la prima base, per poi tentare la doppia eliminazione contro il battitore successivo, uno sulla carta più facile da affrontare. Può rivelarsi un vantaggio se gli avversari non schierano altri elementi pericolosi. Ma non sempre il gioco vale la candela, i rischi sono sempre in agguato.


Il primo keien.
I giapponesi storcono il naso se vedono dei ragazzini che scelgono la giocata keien (base intenzionale). E' un problema di fair play. L'opinione di base è che i giovani debbano giocare per divertirsi. Ma si pensa pure che essi debbano misurarsi per stabilire chi è il più forte e soprattutto che debbano accettare le sfide, anche le più ardue. E' tutta una questione di orgoglio, non di soldi o del proprio lavoro: i liceali non sono atleti pagati e preparati ad affrontare la competizione come i professionisti. Lo stesso che succede nei cartoni, non sia mai detto che uno possa tirarsi indietro! Anche se quando si parla di ragazzini bisognerebbe considerare tante altre cose... La cronaca ci porta al primo inning: il Seiryō è alla battuta. Matsui si presenta al piatto con un corridore amico in terza base. Il ragazzo con indosso l'uniforme gialla numero cinque del Seiryō, volteggia implacabile la mazza affamata. L'occasione è ghiotta per incamerare i primi punti. Tutto è pronto, il pubblico trattiene il fiato in attesa del primo lancio. Ed invece il gatto e la volpe che fanno? Guardano con insistenza la panchina. Ed ecco che arriva puntuale il segnale del coach: il ricevitore si sposta alla sua sinistra allargando leggermente il braccio col guantone. "Lanciala qui, mi raccomando!" Il movimento è plateale ed il pitcher Kawano non se lo fa ripetere due volte. La parabola blanda della pallina termina nel guantone del compagno, al sicuro. La stessa azione si ripete per altre tre volte ed i ball diventano quattro. L'arbitro indica a Matsui di avviarsi in prima. Gli hanno appena concesso la base. Lui trotterella sconcertato, con aria quasi assente. Eppure sembra che un trattamento del genere l'avesse messo in preventivo. 

Un battitore del Seiryō.
La batteria elimina il successivo battitore. Zero punti per il Seiryō e tutto da rifare. Si tratterà di un episodio, suvvia. Si può soprassedere. Così almeno la pensano i tre commentatori della NHK che trasmette in diretta l'incontro. "Passi per una volta, dopotutto si tratta di una partita delicata e Matsui fa davvero paura." dice in diretta l'opinionista di turno. Già, l'importante è che non si ripeta, che non si tratti di una strategia mirata contro un unico giocatore col chiaro intento di non affrontarlo ed escluderlo per tutto il match. No, si ripetono, non può essere. Non si può coi ragazzini. Invece trascorrono gli inning e le intenzioni del Meitoku non lasciano spazio ad nessun dubbio: cascasse il mondo, questi non hanno nessuna voglia di affrontare Godzilla. Ed avrebbero pure le attenuanti! L'asso Okamura, il lanciatore titolare, si è infortunato al braccio nell'incontro precedente. Lo sostituisce Kawano, un semplice esterno, dotato di un braccio discreto ma nulla più. Già con Okamura sul monte di lancio ci sarebbe stato da tremare, figuriamoci con il suo sostituto. Arriva la terza ripresa, poi la quinta. Ogni volta che l'ombra minacciosa di Gojira si proietta sul box di battuta, ecco che arriva il segnale convenuto. "Lasciatelo perdere, niente sfide. Regalategli la base.Alla seconda base intenzionale dagli spalti parte la prima bordata di fischi. Ma coach Mabuchi del Meitoku fa finta nulla. Indica alla batteria di non farci caso, che va bene così, che poi se la prende lui la responsabilità. Affrontare Godzilla con Kawano sul monte di lancio significherebbe ritrovarsi bucati da un homerun sicuro che gli brucerebbe il lanciatore, peraltro un sostituto. Non si può uscire già al secondo turno, il Meitoku è una scuola  importante ed arriva da Shikoku, l'isola che ha una lunga tradizione nel mondo del baseball liceale. Ne andrebbe dell'onore di tutta Kōchi. I commentatori della NHK continuano a sperarci, qualcuno glissa. "Non possono tirarsi indietro fino alla fine, vedrete che alla prossima lo affronteranno!" Si giunge alla settima ripresa. 


L'ultima battuta, Matsui assiste accucciato.
Il Meitoku è riuscito a racimolare tre punti contro i due del Seiryō. Il ricevitore getta un'occhiata alla panchina, ma il coach scuote la testa. Non c'è motivo di cambiare tattica, soprattutto ora che si trovano in vantaggio. La giovane tifoseria giunta dalla prefettura di Ishikawa è in fermento, il resto del pubblico è disorientato ed inizia a rumoreggiare. Cinquantamila persone indignate, la maggior parte delle quali è venuta apposta per vedere dal vivo la potenza brutale della mazza di Gojira"Ci prendete in giro?! Affrontatelo! Sfidatelo!All'improvviso dagli spalti cade qualcosa in campo. Poi, di seguito, volano altri oggetti. Bicchieri di carta, bottigliette, addirittura dei megafoni. Un fatto inconcepibile nello sport giapponese. Gli arbitri, increduli, sono costretti a sospendere il match per parecchi minuti. "Tornatevene a casa!E giù un boato di fischi assordanti. La panchina del Seiryō si alza all'unisono e si avvia verso la zona della propria tifoseria. Alcune riserve, con aria imbarazzata, iniziano a raccogliere le bottigliette. Matsui è disorientato. I tre commentatori NHK, sconsolati, masticano amaro. Si arriva alla nona ripresa, l'ultima: Matsui si accuccia nell'on deck circle, in attesa del suo turno, sperando che il compagno Yamaguchi batta una valida. Due eliminati, c'è un corridore in terza pronto a segnare il punto. Ma ahimé, il buon Yamaguchi, terzo battitore, gira a vuoto e l'incubo si materializza di nuovo. La base intenzionale è lì che lo aspetta. La Tv lo riprende nel box di battuta mentre osserva il cielo con aria assente, aspettando il suo destino. Ha intuito che i suoi compagni non ce la faranno mai, che la partita è perduta, che si sta per concludere la sua ultima estate, il suo ultimo Kōshien. 

Il saluto di fine gara.
L'incontro termina con la vittoria del Meitoku per 3-2. Non c'è stato nessun miracolo finale, il destino ha premiato i "cattivi", o se si preferisce, gli scaltri di turno. Le due scuole si allineano all'altezza di casa base per il saluto di rito. Ma solo quattro giocatori del Seiryō accettano di stringere la mano agli avversari. L'inno del Meitoku è subissato da cinquantamila voci irose che scandiscono ritmicamente "Kaeré! Kaeré!", cioè "Andatevene! Tornatevene a casa!". Nelle interviste del dopo partita, coach Mabuchi tenta di giustificarsi. "Ho deciso io la strategia, ovviamente. La responsabilità è tutta mia. L'altro giorno, quando ho assistito agli allenamenti del Seiryō, tra i vari liceali ho notato che ce n'era uno che ormai è un giocatore professionista." Al giovane Kawanovenne chiesto se, in cuor suo, gli sarebbe piaciuto affrontare Matsui. "Il coach mi ha ordinato keien e io ho eseguito. Affrontare Matsui? Questo pensiero non mi ha sfiorato nemmeno una volta. Io faccio quello che mi dice il coach. La mia squadra ha vinto ed è questo che conta. A dire il vero, quando hanno cominciato a lanciare oggetti dagli spalti mi sono sentito male. Ma io ho fatto solo quello che ha detto il mio coach." Mister Yamashita del Seiryō, riesce a stento a trattenere le lacrime. "Questa partita mi resterà nel gozzo finché campo. Avrei voluto che il Meitoku ci affrontasse senza ricorrere ad espedienti simili." Disse la sua pure Makino, l'allora presidente della Kōyaren, la Federazione Giapponese di baseball delle Scuole Superiori. "Nel baseball la regola esiste, non si tratta di un'infrazione. Però non capisco perché si siano rifiutati di affrontarlo anche quando le basi erano vuote..." 


Keien: il ricevitore si sposta platealmente
per evitare che Matsui possa battere.
Infine Matsui, che si trincerò dietro un no-comment. Disse solo che lui, quella partita, non la considerava assolutamente una sconfitta. Il fattaccio destò molto scalpore a livello nazionale. Qualcuno sentenziò addirittura che, quel giorno, lo spirito puro e genuino che aveva sempre caratterizzato il baseball delle scuole superiori era definitivamente morto e sepolto. Sotto l'aspetto sportivo ed agonistico la squadra che vinse segnò tre punti e non rubò nulla: non si rifiutò di attaccare, non giochicchiò, non barò in alcun modo. Credo che nello sport in genere, in qualsiasi evento sportivo, sia indispensabile che tutti i partecipanti abbiano chiari alcuni dei principi del fair play: rispettare gli avversari come se stessi; conformarsi alle regole ed allo spirito dello sport praticato; fare di ogni incontro sportivo, poco importa la posta in palio e la rilevanza dell'avvenimento, un momento privilegiato, una sorta di festa. 


La copertina del libro.
Il Meitoku adottò normali tecniche di gioco, i ragazzi giocarono al meglio delle loro possibilità, nel rispetto degli avversari (nessun gesto di esultanza smaccato a fine partita), dimostrando correttezza nella condotta di gara. Ma forse, quando si parla di ragazzini, bisognerebbe considerare tante altre cose. Sull'episodio ci scrissero addirittura un libro, col faccione di Gojira in bella vista in copertina ed un titolo che la dice tutta: "Kōshien ga wareta hi" ("Il giorno in cui il Kōshien andò in frantumi").


I cinque keien consecutivi a Matsui:
1. Primo inning (risultato Meitoku Gijuku 0-0 Seiryo)
Situazione sulle basi: un eliminato, corridore in terza.

2. Terzo inning (risultato Meitoku Gijuku 2-0 Seiryo)
Situazione sulle basi: un eliminato, corridori in seconda e terza.

3. Quinto inning (risultato Meitoku Gijuku 3-1 Seiryo)
Situazione sulle basi: un eliminato, corridore in prima.

4. Settimo inning (risultato Meitoku Gijuku 3-2 Seiryo)
Situazione sulle basi: due eliminati, nessun corridore in base.

5. Nono inning (risultato Meitoku Gijuku 3-2 Seiryo)
Situazione sulle basi: due eliminati, corridore in terza.

(continua)

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