martedì 15 dicembre 2009

Saranno famosi - Hideki Matsui (seconda parte)

Ma da dove è sbucato fuori Gojira? Hideki Matsui nasce nel 1974 a Nomishi, paesello della fredda prefettura di Ishikawa che si affaccia sul Mare del Giappone. Fa registrare un peso di quasi quattro chili, considerevole per la media giapponese. In prima elementare il padre tenta di convincerlo a praticare il baseball, una consuetudine per i bambini di quella zona. A causa della sua corporatura possente il piccolo Hideki viene intruppato in una squadra di ragazzini più grandi di lui. Un fisico da quinta elementare e la testa di un bambino appena svezzato all'asilo. Fatto sta che Hideki non riesce a comprendere bene le indicazioni impartite dall'allenatore e ne rimane traumatizzato. Risultato: rigetta il baseball ed abbandona la squadra. 


Al decimo compleanno il padre torna alla carica e stavolta, grazie all'aiuto del fratello maggiore, riesce a farlo tornare sui suoi passi. Gojira ci riprova. Il primo episodio degno di nota risale proprio a quel periodo: pur essendo un destro naturale, Hideki viene costretto dal fratello ad impugnare la mazza con la mano opposta in quanto, con la destra, batterebbe troppo forte e le partite con gli amici non avrebbero storia. Una specie di handicap imposto. Oltre al baseball, il piccolo gigante sfrutta il suo fisico per affrontare i coetanei anche nello jūdō. La corporatura possente lo aiuta e i risultati non tardano ad arrivare. Gli allenatori lo esortano a continuare, pronosticandogli addirittura un futuro olimpico! Le scuole medie rappresentano sportivamente una sorta di crocevia per un ragazzo giapponese: va scelto quello che con tutta probabilità sarà lo sport della vita. Ma Hideki è dubbioso e non riesce a decidersi: jūdō o baseball? Evidentemente il richiamo del Kōshien è troppo forte, poiché alla fine sceglie il batti e corri. Nei primi tempi si alterna nei ruoli di esterno e addirittura di lanciatore! Poi i fuoricampo cominciano a ripetersi con troppa frequenza e il suo nome diventa celebre a livello locale. In terza media raggiunge il peso di 90 chili, a fronte di un'altezza di circa un metro e ottanta, perciò ad alto rischio obesità. 
Le sue prodezze giungono all'orecchio di Yamashita, coach del club di baseball del rinomato liceo Seiryō. Il Seiryō è la scuola ambita da tutti i giovani studenti della prefettura di Ishikawa che sognano di calcare la terra del Kōshien. Dopo averlo visionato, il coach decide che potrebbe essere l'atleta ideale sul quale costruire qualcosa d'importante. Ma è troppo grasso. Quindi gli ordina di dimagrire almeno una decina di chili, pena l'esclusione dal club. Hideki intuisce che quella è l'opportunità giusta, il treno che passa una volta sola nella vita. Si rimette in riga, riesce a presentarsi in condizioni decenti alla cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico e viene ammesso al club di baseball. Da quel momento i riflettori si accendono sulla sua carriera sportiva. Matsui e Yamashita kantoku si sono ritrovati qualche anno fa sul ground del Seiryō, durante una visita del campione al suo vecchio liceo. Un'occasione per riassaporare il clima dei vecchi tempi.

Matsui e coach Yamashita
Nel 1990 il Seiryō è ancora uno dei licei più forti di Ishikawa e da parecchi anni domina costantemente le eliminatorie di luglio che qualificano al Kōshien. Inoltre Matsui non è obbligato a sostenere la trafila gerarchica riservata a tutte le matricole: è grande, grosso e potente, non cattivo, un vero e proprio Godzilla. Soprattutto è un predestinato. La sua strada è spianata. Già al primo anno si allena con i senpai del terzo. Gli viene addirittura affidato il ruolo di slugger, il quarto battitore, quello che ci mette la faccia. 

Piccolo excursus sui ruoli in battuta. 
Il primo battitore è il cosiddetto lead off hitter. Non dispone di battuta lunga, ma di norma è un tipo veloce e reattivo, che deve cercare di raggiungere ad ogni costo la prima base. 
Il secondo battitore, in caso di prima base conquistata, è quello che ha il compito di spingere il corridore in seconda (quindi in zona punto in caso di una valida), anche a costo di farsi eliminare. Nemmeno lui dispone di una battuta lunga, ma è abilissimo nelle smorzate. 
Poi arriva il clean up, (il terzo, il quarto e il quinto battitore, quelli che picchiano sul serio). Il terzo battitore è piuttosto potente ed è in grado di effettuare una battuta lunga. In condizioni teoriche, potrebbe essere colui che fa ottenere il primo punto alla squadra, spingendo a casa il corridore. Ma l'importante è che conquisti la base tenuto conto che, sempre teoricamente, dopo tre turni di battuta ci si potrebbe trovare con una situazione di basi piene. 
Ed ecco il momento del quarto in battuta, dello slugger, un ruolo che per importanza può essere accostato a quello del lanciatore. Di norma viene designato come quarto battitore colui che: 
- è potente e in grado di battere un homerun o comunque di effettuare una battuta lunga. 
- è forte psicologicamente e in grado di sostenere una sfida col lanciatore in una situazione chiave. 
- è alto, grande e grosso ed incute timore al lanciatore. 
- è affidabile, sa dare tranquillità al suo line-up. Solitamente non fallisce le chanche che gli si presentano. In Giappone si dice "yonban dasha wa chiimu no kao de aru" cioè, "del suo team, il quarto battitore è colui che ci mette la faccia". In poche parole è il biglietto da visita della sua squadra.

Matsui ai New York Yankees.
Proseguiamo. Il quinto battitore è di norma un quarto mancato e ha il compito di spolverare le basi qualora il quarto fallisse o rimanesse ancorato alle basi. Spesso anche il sesto in battuta dispone di una buona mazza. Entrambi sono validi nelle volate di sacrificio, cioè quelle battute alte e lunghe che li eliminano, ma in compenso permettono al corridore in terza di arrivare sano e salvo a casa base e segnare un punto. Il settimo, l'ottavo e il nono battitore sono in teoria quelli meno dotati, quelli che si presentano al piatto quando i giochi sono già fatti. Il tutto teoricamente, perché in battuta ognuno può ottenere nelle maniere più svariate dei vantaggi per la propria squadra. 
Riprendiamo con Gojira. A luglio il Seiryō vince le qualificazioni e lui, matricola al primo anno, dopo soli quattro mesi dal suo ingresso al liceo, si ritrova a debuttare al Kōshien, lo stadio del sogno. Ma l’emozione  lo tradisce: tre volte alla battuta, zero valide, con la squadra eliminata al primo turno. In autunno il Seiryō viene sconfitto dal Matsushō Gakuen di Nagano e perde pure la possibilità di essere scelto al Senbatsu di primavera. Altro aneddoto: durante un'amichevole tra il Seiryō e l'Aikōdai Meiden di Nagoya, mentre sta difendendo la prima base, Hideki incrocia un corridore magrolino, ma molto veloce. Il destino ha voluto che incontrasse Ichirō Suzuki, all'epoca studente al secondo anno del Meiden. Pare che i due si siano scambiati pure qualche parola. Dopo un periodo trascorso nelle leghe giapponesi professionistiche, un decennio più tardi si ritroveranno a far incetta di trofei nella MLB. E' il 1992, Hideki passa al secondo anno. Come previsto, il Seiryō si ripresenta al Kōshien. Stavolta va decisamente meglio, visto che la squadra viene fermata solo in semifinale. Da rimarcare il fatto che Godzilla viene designato dal coach nuovo capitano della squadra, anche se fino ad allora il ruolo veniva deciso dagli stessi giocatori tramite una votazione generale. In aggiunta a questo, ad autunno arriva pure la vittoria al prestigioso Meiji Jingū Taikai.

Una fase di Seiryō - Matsushō Gakuen.
Tutto è ormai pronto per il suo terzo anno, quello decisivo, quello che dovrebbe ripagarlo di tutti i sacrifici fatti, quello che dovrebbe dargli la notorietà definitiva e fargli spiccare il balzo verso il professionismo. Alla fine tutto si realizza. Cala il sipario sull'ultima estate della sua adolescenza in un modo eclatante. Ma forse non come lui aveva sperato fin dall'inizio. L'anno si apre in maniera scoppiettante: al Senbatsu di primavera il Seiryō si ferma ai quarti, ma Hideki comincia a bombardare. Raggiunge quota 3 homerun in altrettante partite. I record di Kiyohara vacillano e l'estate che conta è alle porte. Il Kōshien lo aspetta per consacrarlo. Superata la formalità delle eliminatorie regionali di Ishikawa, arriva il giorno del debutto. Il primo turno, come previsto, si rivela una passeggiata: 11-0 contro il malcapitato Nagaoka Kōryō di Niigata. Ma in agguato c'è un allenatore di nome Mabuchi, coach del temibile Meitoku Gijuku di Kōchi. Il resto è storia, vi rimando al post precedente.


Altre pillole della carriera liceale di Hideki Matsui detto Gojira:
1- Percentuale di battuta: .450
2- Fuoricampo battuti: 60
3- Hideki è tifoso degli Hanshin Tigers, ma dopo il draft autunnale del 1992, viene pescato proprio dai Giants di Tōkyō, gli acerrimi rivali dei Tigers.
4- Pare che al liceo Matsui si fosse riservato il banco della prima fila vicino alla finestra, l'angolo morto per eccellenza, un posto che gli consentiva di schiacciare lunghi pisolini senza farsi beccare dall'insegnante. Tuttavia, stando ai ricordi dei suoi stessi professori, il ragazzo tentava di sforzarsi nello studio, nonostante gli impegni col club di baseball gli assorbissero tutte le energie.
5- Il soprannome Gojira risale alla primavera del 1992, quando il Seiryō vinse il Senbatsu. Fu una giornalista ispirata ad appioppargli quel nomignolo. Lui, seccato, le chiese se cortesemente poteva escogitarne uno più carino. Ma il danno era ormai fatto: il tam tam mediatico si propagò a tal punto che persino i bambini che incrociava per strada lo indicavano urlando "Gojira, Gojira!".

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