sabato 19 dicembre 2009

Manga e Kōshien - Dokaben (seconda parte)

Mr. Baseball giunse in Italia nel 1983, ma delle 163 puntate che compongono la serie ne vennero doppiate solamente 25, pressoché introvabili. D'altronde è alquanto arduo sperare che al giorno d'oggi, sulle tv private italiane, ripropongano un cartone sul baseball. La serie italiana copre solamente il periodo che Tarō Yamada trascorre alla scuola media Takaoka. La Italian Tv Broadcasting, che nei primi anni Ottanta distribuì Dokaben alle reti private, evidentemente decise che, per un cartone del genere, 25 puntate potevano bastare.

I quattro personaggi principali di Dokaben.



La prima incongruenza che denota l'interruzione della serie si nota già dalla sigla italiana: tutti i protagonisti, infatti, indossano l'uniforme rosso verde del Meikun, con la M stampata sui caschetti e sui cappellini, mentre durante la serie indossano quella bianca su cui risalta la T rossa e il nome Takaoka.


Il riassunto delle prime 25 puntate: Tarō è uno studente al terzo anno della scuola media Seinan. Durante una partita di baseball contro il Togō Gakuen ferisce seriamente agli occhi il lanciatore avversario Kobayashi, mentre questi è intento a bloccargli una scivolata in casa base. Lo shock è tale che Tarō non solo decide di abbandonare il baseball, ma addirittura di emigrare in un'altra scuola, il Takaoka, dedicandosi allo jūdō insieme al burbero Iwaki.

Un'altra immagine del cartone.


Una volta che il malcapitato Kobayashi riacquista la vista grazie ad un intervento chirurgico, Tarō supera il suo blocco mentale e viene convinto dai compagni a riprendere il baseball. Oltre a Tarō e Iwaki, il Takaoka potrà contare pure su Tonoma, un piccolo pianista stravagante. Nonostante gli sforzi per formare una squadra decente, alle eliminatorie estive regionali delle medie il Takaoka viene sconfitto al primo turno proprio dal Togō Gakuen di Kobayashi.


Ma ormai Tarō ha superato la sua fobia e nonostante le difficoltà finanziarie della famiglia, una volta ottenuto il diploma di scuola media, si iscrive al liceo Meikun con gli inseparabili amici Iwaki e Tonoma. Qui incontrerà il piccolo lanciatore Satonaka, col quale formerà una batteria praticamente invincibile. La saga migliore, quella che segue la crescita del club dagli inizi fino alla vittoria al Kōshien, affrontando le migliori scuole della prefettura di Yokohama prima e del Giappone poi, parte proprio da qui.



Curiosità:


(1) Nonostante le origini dell'autore ed il nome della scuola siano strettamente legati alla prefettura di Niigata, il liceo Meikun viene collocato nella prefettura di Kanagawa (Yokohama). Questo probabilmente perché quel torneo eliminatorio, tenuto conto dell'alto numero delle scuole partecipanti e della loro qualità, è da sempre soprannominato jigoku, l'inferno, quindi il più appetibile per il plot di un manga sportivo. In una nota postuma, Mizushima ci informa che Tarō Yamada è comunque nato a Niigata.

Tonoma alla battuta.

(2) Il nome del dentone Tonoma venne scelto per creare dei giochi di parole con il termine tonma (stupido, strambo, bizzarro). Una gag legata a questo personaggio ed al suo nome è apparsa pure nella versione animata italiana, durante il primo incontro tra Tarō Yamada e il piccolo pianista. Ma purtroppo la traduzione in italiano ha reso incomprensibile lo scambio di battute. 
Altra curiosità: durante le partite il burbero Iwaki non indossa mai il cap della squadra (preferendo il berrettino dell'uniforme scolastica), e neppure l'elmetto durante i suoi turni in battuta.

Iwaki alla battuta.

(3) Da dove proviene il nome DokabenDokaben non è altro che il nomignolo coniato dagli operai delle imprese di costruzione per la loro scatoletta portavivande. È un termine composto dall'unione delle sillabe iniziali delle parole dokata, cioè sterratore o cantoniere, e bentō, il comune cestino del pranzo. Quindi doka ben dokaben, il cestino del cantoniere.
Nel manga, giunta l'ora del pranzo, leggiamo che Tarō Yamada sfila compiaciuto dalla sua borsa a tracolla una scatola metallica ricolma di riso bollito, talmente voluminosa che i suoi compagni di classe lo prendono in giro dicendogli dokatto ookii dokaben (un dokaben grande, pesante e profondo). Da qui il soprannome.

Il cestino metallico soprannominato dokaben.

(4) Il manga si è talmente permeato nella vita comune dei giapponesi che da metà degli anni Settanta in poi, apostrofare qualcuno con la parola dokaben, significa dargli del grassoccio, del tarchiato, del tozzo e robusto. Ancora oggi capita che qualcuno dei vari studenti formato dokaben sparsi per l'arcipelago riesca a qualificarsi per il Kōshien, suscitando la simpatia di tutto il pubblico. 

Nobuyuki Kagawa, il primo storico Dokaben al Kōshien nel 1979.


Il primo famoso real dokaben fu Nobuyuki Kagawa, ricevitore del liceo Nami Shō di Osaka, semifinalista al Kōshien del 1979 e poi passato coi professionisti dei Nankai Hawks. In ordine di tempo, l'ultimo fu Yasutaka Imai, soprannominato Iyo no dokaben (il dokaben di Iyo, in onore dell'antico nome della prefettura di Ehime), prima base del Matsuyama Shōgyō, liceo vincitore dell'indimenticabile finale del 1996.



Un'altra immagine di Kagawa coi professionisti dei Nankai Hawks.

(5) Esiste pure la versione cinematografica di Dokaben, datata 1977. Satonaka a parte, la scelta degli attori è a dir poco azzeccatissima. Un cameo pure per l'autore, Shinji Mizushima, nel ruolo del vecchio allenatore alcolizzato.

La locandina del film "Dokaben". Il secondo da sinistra è il disegnatore Shinji Mizushima.

(6) A Niigata, capoluogo della prefettura omonima, c'è un liceo chiamato Niigata Meikun, che nel 1991 riuscì per la prima volta a qualificarsi al Kōshien. In gioventù Shinji Mizushima, a causa delle precarie condizioni economiche della famiglia, dovette rinunciare ad iscriversi proprio a quel liceo. Ma una volta diventato un famoso mangaka decise di ambientare la sua storia più famosa in una scuola che ricordasse quella che lui avrebbe voluto frequentare da ragazzo. Ed ecco spiegata l’origine del Meikun. Tra l'altro, il liceo di uno dei rivali più agguerriti di Yamada, lo Hakushin del tenebroso Shiranui, porta il nome della scuola media frequentata da Mizushima.

Il liceo Meikun di Niigata.

(7) Sempre a Niigata, nella zona di Furumachi, in centro città, hanno voluto dedicare un shōtengai (quartiere commerciale) proprio a Dokaben ed ai personaggi nati dalla prolifica matita di Mizushima. L'amministrazione locale fece forgiare sette statue di bronzo a grandezza naturale e le piazzò agli angoli della strada. La trovata nostalgica funzionò, visto che i flussi turistici aumentarono ed fu addirittura necessario organizzare una linea di autobus alla quale è stato dato il nome, ovviamente, di Dokaben Bus.

Le statue di bronzo di Niigata dedicate a Dokaben.

Giudizio:
  • Fattore realistico: è impossibile accostare alla realtà le vicende sportive del Meikun, una squadra capace di ottenere cinque partecipazioni consecutive al Kōshien vincendo quattro volte. Inoltre, seppur senza raggiungere i livelli iperbolici di Kyojin no hoshi (Tommy la stella dei Giants), anche Mizushima non resiste alla tentazione di elaborare una serie di lanci improbabili e battute spacca-tutto per caratterizzare i suoi personaggi. Voto 6.
  • Fattore tecnico: a differenza di manga come TouchDokaben offre poco spazio a vicende extra sportive e talvolta la narrazione di un'unica partita supera il volumetto intero. Si tratta di una serie digeribile solo da veri otaku del baseball. Voto 7.

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