mercoledì 23 dicembre 2009

Scuola e baseball - Considerazioni generali


Il Kōshien estivo e il suo torneo eliminatorio di luglio danno luogo alla competizione giovanile più open in assoluto del panorama sportivo giapponese. Ogni scuola, anche la più sconosciuta, può parteciparvi e sperare teoricamente di arrivare alla finale. Anche se, ahimè, quest'ultima possibilità al giorno d'oggi è talmente remota da essere ipotizzabile ormai solo nel plot di un manga. Comunque sia il motto sembra proprio essere quello di "una chance per tutti"! È proprio questo l'aspetto che rende il torneo estivo estremamente intrigante. Una competizione dura e spietata, che non concede nessuna attenuante e ti estromette al primo errore. Forse è proprio l'aspetto drammatico che fornisce quel pizzico di fascino in più al Kōshien e ne fa l'appuntamento sportivo imperdibile della lunga ed afosa estate giapponese. Ed è sempre per questo motivo che i giapponesi lo preferiscono a quello più esclusivo che si tiene in primavera. 

Innanzitutto qualche considerazione generale per chiarire le idee. Le partecipanti alla fase finale che si tiene allo stadio Kōshien, sede del club di baseball professionistico degli Hanshin Tigers, sono 49, una in rappresentanza di ognuna delle 47 prefetture giapponesi, più una squadra supplementare a testa per Tōkyō e Hokkaidō. Un'altra doverosa precisazione: lo stadio Kōshien non si trova ad Ōsaka come molti credono, bensì nella cittadina di Nishinomiya, che fa parte della prefettura confinante di Hyōgo. Le eliminatorie cominciano a fine giugno, tradizionalmente con l'approssimarsi della stagione delle piogge. Il torneo di Okinawa funge da tradizionale apertura, seguito da quelli delle altre prefetture, che si protraggono fino all'ultima settimana di luglio. Terminate le eliminatorie regionali, in concomitanza con il termine della stagione delle piogge e l'arrivo dell'opprimente caldo afoso, durante la prima settimana d'agosto tutte le scuole qualificate si trasferiscono nel Kansai (l'area di Ōsaka) e partecipano alla cerimonia del sorteggio che stabilirà gli incontri del primo turno. Di norma l'otto agosto si tiene la cerimonia d'apertura al Kōshien, che precede il match inaugurale e segna l'inizio di due settimane di sana passione sportiva. Il Giappone è suddiviso in 47 prefetture. Ognuna di queste organizza il suo torneo eliminatorio ed ognuna può vantare almeno un paio di squadroni con le carte in regola per vincere le eliminatorie regionali e presentarsi con una certa regolarità al Kōshien. Azzardiamo un paragone col nostro calcio: in Italia, al giorno d'oggi, lo scudetto se lo contendono in tre, quattro squadre al massimo. In Giappone come minimo si parla di un centinaio di squadre ogni anno. Va tenuto conto che alcune prefetture potenti (Tōkyō, Saitama, Hokkaidō, Ōsaka, Chiba, Yokohama, Hyōgo, Fukuoka, Aichi) a livello locale possono schierare non un paio, ma almeno una decina di squadre in grado di raggiungere le finali. Inoltre può capitare che scuole di livello medio-alto riescano a trovare l'annata giusta, gli atleti giusti e quel pizzico di fortuna in più che permette loro di imboccare la strada verso il Kōshien e la celebrità. Restando in tema calcistico, il Kōshien estivo è forse paragonabile alla Coppa d'Inghilterra, la competizione che ammette anche la partecipazione delle squadre dilettantistiche. Ogni anno si iscrivono alle eliminatorie del torneo estivo oltre quattromila scuole. Pur togliendone un buon ottanta per cento di livello medio basso, team cioè che spariscono progressivamente dal tabellone con l'avanzare dei turni, sulla carta potrebbe farcela ognuna delle scuole che compongono il restante venti per cento. In queste condizioni si capisce bene che indovinare la vincente è quasi un terno al lotto. In aggiunta a ciò, vanno tenute a debito conto tutte le variabili aggiuntive legate al fatto che i partecipanti non siano dei giocatori professionisti ma degli studenti liceali, i quali devono far coesistere la carriera scolastica con quella sportiva.

Due sono gli aspetti fondamentali nel baseball giovanile giapponese per ottenere un buon risultato alle eliminatorie: l'approccio emotivo al torneo e la capacità di mantenere la concentrazione nei momenti che contano. Molto spesso arrivare al Kōshien è già di per sé una vittoria, indipendentemente da come vanno le finali. Spesso, a livello locale, riuscire a spuntarla sui rivali di sempre alle eliminatorie regionali da più soddisfazione che non proseguire il cammino dopo, quando si vanno ad affrontare scuole sconosciute provenienti da altre prefetture. Ecco perché molti club arrivano quasi scarichi alle finali di agosto, avendo speso tutta l'adrenalina durante le terribili eliminatorie. Per i senpai del terzo anno, la sconfitta nel torneo di baseball estivo rappresenta un simbolico crocevia che sancisce la fine dell'estate, della stagione sportiva e con essa il termine della propria esperienza liceale. In pratica il tramonto del seishun, cioè della propria giovinezza.

Come già accennato, di norma i piccoli club vengono eliminati subito nei primi turni, spesso subendo umilianti called game (partite interrotte per manifesta inferiorità). A memoria, l'ultima volta che una scuola considerata minore si qualificò per il Kōshien credo che risalga al 1992, quando il liceo Shūmei vinse le eliminatorie di Saitama iscrivendo al torneo un club composto da soli ventuno atleti! Giunto al Kōshien, lo Shūmei venne sommerso di punti ed eliminato già al primo turno (11-3 contro il possente Tenri di Nara), ma rappresentò comunque un esempio romantico di scuola debole che raggiunge la celebrità partendo dal nulla. Il tipico soggetto adatto alla sceneggiatura di un manga di Mitsuru Adachi. 
Prendiamo in considerazione i cosiddetti squadroni del baseball liceale. Si tratta spesso di scuole private che prediligono l'aspetto sportivo concentrando soldi ed energie nei club del doposcuola, sulla falsa riga di alcuni college americani. Le eventuali vittorie serviranno ad invogliare altri studenti col miraggio di una brillante carriera sportiva ad iscriversi alla scuola, aumentandone le entrate ed il prestigio.

Pur di rinforzare i loro club sportivi, questi istituti superiori reclutano gli studenti più promettenti scegliendoli dalle scuole medie, magari promettendo mari e monti ai genitori. In questi casi conta molto il consiglio dell’allenatore, spesso un ex-giocatore, in pratica una vecchia volpe che mastica baseball da una vita e che possiede l'esperienza per valutare da subito le potenzialità di un giovane atleta. Spesso non serve nemmeno questo passaggio, perché se il ragazzo è un campioncino, avrà tutto l'interesse ad iscriversi ad una scuola forte e finire subito sotto i riflettori.



Ogni anno i club di baseball delle scuole forti possono contare su oltre cento iscritti totali, suddivisi nei tre anni di corso (senpai del terzo anno, più kohai del secondo anno, più matricole del primo anno). Di questo gruppo di atleti, solo nove verranno scelti per scendere in campo, altri nove finiranno in panchina a fare le riserve, mentre tutti gli altri resteranno... a guardare. Nove titolari più nove panchinari, in pratica diciotto fortunati su cento. Di solito le rigide regole gerarchiche e tradizionali impongono all'allenatore capo di schierare i ragazzi del terzo anno, cioè gli allievi con esperienza da vendere che si sono fatti la gavetta. In pratica quelli che sulla carta dovrebbero dargli più affidabilità.


Per una matricola, a meno che non si tratti di un portento, è quasi impossibile diventare titolare già dal primo anno e nella maggior parte dei casi neppure al secondo. Prima del terzo anno anche il potersi sedere in panchina durante gli incontri diventa un sogno. Col tempo, però, se uno dimostra effettivamente di avere buoni mezzi tecnici e fisici, una volta arrivato al terzo anno dovrebbe riuscire a ritagliarsi un posto in squadra. Gli atleti meno dotati e quelli in esubero si allenano a parte e durante le partite finiscono a fare il tifo sugli spalti col resto della scuola, con l'uniforme del club rigorosamente indosso.

Di solito una squadra forte nasce e muore nell'arco di una stagione. A causa del ricambio annuale dei senpai, vincere una competizione per due anni consecutivi è una grande impresa persino per un club considerato potente. Quando a settembre/ottobre i senpai titolari si congedano dal club, lasciando il posto a quelli del secondo anno, l'allenatore deve ricominciare tutto da capo. Riuscire a formare una squadra schierando fin da subito delle valide matricole, genererebbe un patrimonio umano da sfruttare per tre anni e ciò significherebbe la certezza di poter realizzare qualche risultato. Tuttavia è rarissimo che una scuola riesca a vincere il Kōshien per due anni di fila, oppure che riesca a realizzare l'accoppiata Estate-Primavera nello stesso anno.

Dal suo ingresso nel club ad aprile, una matricola che riuscisse subito a ritagliarsi un ruolo nella squadra titolare, avrebbe teoricamente la possibilità di partecipare a cinque edizioni finali, rispettivamente tre estive e due primaverili. Ma si tratta di casi rarissimi. Riuscire ad arrivarci anche una volta soltanto di per sé è già una vittoria simbolica, ritornarci pure l'anno successivo costituirebbe una vera e propria impresa sportiva. Ecco perché, in queste condizioni, diventa arduo persino parlare di atleti con esperienza.
Sfogliare un manga sul baseball significa inevitabilmente sbattere contro eventi improbabili elaborati in funzione di un preciso plot narrativo. Gli esempi sono sempre quelli: il protagonista con un talento fuori dal comune che arriva dall'oggi al domani a rinforzare una squadretta di brocchi, o presunti tali; i tornei importanti durante i quali la squadra schiera lo stesso lanciatore in tutte le gare; atleti in grado di sciorinare una varietà di lanci e di battute degne del professionista più navigato; il potente squadrone rivale (sempre lo stesso, che prima o poi si ripresenta) che viene eliminato in un serratissimo ultimo inning, dopo un match epico, dai continui ribaltamenti di punteggio. Cerchiamo di ritornare coi piedi per terra. Ma allora, che succede effettivamente nella realtà del baseball scolastico giapponese?

Partiamo dal protagonista, il lanciatore quindicenne che arriva fresco fresco dalla scuola media e si iscrive ad un liceo superiore, magari accompagnato dall'amico fidato (che guarda caso, nei manga, risulta sempre essere un ricevitore). In effetti il talento può capitare in una piccolo liceo, ma uno al massimo, non tre o quattro tutti insieme, come si legge spesso nei manga... Al giorno d'oggi c'è una rete di scout che monitora le scuole medie ed è difficile che in una squadretta possa piombare da un giorno all'altro un campioncino in erba. Ma ipotizziamo il caso che:

Caso A: un ragazzino promettente riesce a sfuggire alle lusinghe dell'allenatore del club delle medie (che lo consiglia di scegliere questo o quell'altro club) e sfugge persino alle maglie degli scout. Potrebbe decidere di non iscriversi in una scuola forte di sua iniziativa, per evitare la concorrenza. In un club medio avrebbe più possibilità di ottenere il posto da titolare da subito e di godersi tre anni attivi di baseball. Giocare di più, certamente, ma consapevole delle scarsissime possibilità di vincere qualcosa.

Al primo anno può già contendere un posto ai senpai del secondo e del terzo. Dopotutto la concorrenza è scarsa e il numero di matricole è contenuto. Il ragazzino partecipa a qualche partita, quindi l'allenatore lo nota e lo promuove titolare. La squadra non è quotata e non possiede una rosa ampia, ma chissà, in concomitanza di eventi irripetibili, potrebbe anche vincere l'incontro giusto.

Al secondo anno il ragazzo è già titolare fisso e partecipa alle sue prime eliminatorie regionali che qualificano al Kōshien. La squadra vince uno o due turni, ma poi incrocia inevitabilmente una testa di serie e viene sconfitta. Stagione sportiva conclusa a metà luglio, ma con la possibilità di rifarsi l'anno successivo, quando il ragazzo sarà diventato un senpai titolare, promosso dal coach in prima squadra a tutti gli effetti.

Al terzo anno, eccoci al clou: dopo circa venti mesi di allenamenti e partite, il ragazzo si è fatto una certa esperienza ed è pronto per l'exploit. E' consapevole di giocarsi tutte le sue carte alle eliminatorie di luglio, anche se molto dipenderà dai suoi compagni di squadra. Ma nel baseball un lanciatore potrebbe vincere una partita da solo, senza l'aiuto della squadra? Teoricamente no. Inoltre in questi tornei, giocando un giorno sì e uno no, sono necessari dei tempi di recupero per far riposare il braccio. La sua scuola esordisce alle eliminatorie e supera agevolmente il primo turno e poi il secondo. Al terzo turno fatica un po' ma alla fine ce la fa.

Proseguiamo. Se il nostro lanciatore non dosasse le forze, alla lunga rischierebbe di smarrire tutte le energie ed al primo vero ostacolo incapperebbe in un bel called game (vittoria per manifesta inferiorità) e tanti saluti... Mentre se fosse un lanciatore previdente e decidesse di dosare le sue energie, rischierebbe al contrario di uscire ai primi turni contro scuole dello stesso livello. Ecco perché nasce l'esigenza di avere un valido sostituto pronto a rilevare il partente in eventuale difficoltà. Ma avere nel roster due o più lanciatori in gamba non è affatto scontato. Spesso, durante i match, in caso di emergenza, si improvvisano lanciatori gli esterni, in alcuni casi persino il ricevitore.
Risultato: il suo club avanza il più possibile, supera tre turni, ma alla fine viene eliminato agli ottavi (o, nel caso migliore, ai quarti di finale) delle eliminatorie regionali. Il ragazzo, ormai un senpai, si congeda dal club a settembre e si dedica allo studio per l'esame di ammissione all'università. Se sarà fortunato potrà accedere in un istituto che abbia un club di baseball, così da poter proseguire l'attività sportiva per altri tre anni prima di entrare nel mondo del lavoro.

Caso B: il ragazzino promettente si iscrive in una scuola forte, ma così facendo il baseball passivo è subito in agguato. Per non parlare delle decine e decine di coetanei, più o meno dotati come lui, che sono arrivati da ogni parte del paese, spinti ad iscriversi in quel liceo dai rispettivi coach delle scuole medie e soprattutto dalla voglia di emergere. Se sono arrivati fin lì, significa che valgono qualcosa pure loro e dunque la concorrenza sarà spietata. Durante il giorno della presentazione dei nuovi iscritti, l'atmosfera si fa tesa, a tratti pesante. Le parole del discorso di benvenuto del senpai capitano, più urli che altro, servono a riportare coi piedi per terra chiunque dei pivellini si fosse presentato troppo sicuro dei suoi mezzi, convinto che sarà una passeggiata.

Il primo anno lo trascorre ad allenarsi con il plotone delle riserve, magari ad estirpare erbacce, a raccogliere le palline ribattute dai senpai durante gli allenamenti e, soprattutto, a tifare per loro durante gli incontri. Così prevede la gerarchia, in Giappone sotto questo aspetto non si sgarra. Nessuno delle matricole mastica amaro per la propria condizione inferiore, perché è consapevole di essere sempre e comunque sotto l'occhio vigile di due o tre vice-allenatori, che a fine giornata riferiscono tutto al coach. Piuttosto che rivendicare dei diritti virtuali, è molto meglio impegnarsi il più possibile negli allenamenti e sperare nella buona stella. D'altronde ci sono altri cinquanta compagni altrettanto bravi e dotati che sperano di scavalcare i concorrenti e vedere la luce. Al primo anno i rospi da ingoiare sono parecchi ma, come si dice anche da noi, chi l'ha dura, la vince!

Al secondo anno ecco che arriva il primo salto di qualità: abbandonato il ruolo di rookie e ottenuti i suoi primi diritti gerarchici, il ragazzino viene notato dall'allenatore capo il quale, dietro consiglio dei suoi vice, gli da la possibilità di allenarsi coi senpai. Magari lo fa pure entrare in panchina durante qualche incontro ufficiale o lo fa debuttare in qualche amichevole. La gioia di indossare una divisa col nome della scuola e con un numero stampato e non con un semplice nome scritto a pennarello sul davanti, è qualcosa di incommensurabile e lo ripaga degli sforzi dell'anno precedente. La sua buona stella ha cominciato a brillare, mentre molti dei suoi compagni sono rimasti al palo.

Al terzo anno la gerarchia e il talento lo promuovono definitivamente senpai e titolare. Il ragazzo sa che si giocherà tutte le sue carte in quei lunghi, ma allo stesso tempo brevi, dieci mesi. Sa che deve impegnarsi ma senza strafare, perché al minimo infortunio c'è già un lanciatore scalpitante pronto a sostituirlo. Sa pure che deve dare il massimo, incrociando le dita che lo facciano pure i suoi compagni titolari. Questo perché, comunque vada, ad agosto finirà tutto, terminerà l'ultima estate e si tireranno le somme. Comunque vada, non mancheranno le lacrime.

Risultato: la sua scuola avanza facilmente ai primi turni delle eliminatorie, ma questo era scontato. Poi arrivano i quarti e le semifinali, cioè le partite che contano davvero, dove incrocerà gli altri licei pretendenti alla vittoria. Qui entrano in gioco la concentrazione, la forma fisica e la fortuna. Una squadra che riuscisse ad alternare due lanciatori validi nel torneo eliminatorio, avrebbe più possibilità di farcela. Ma, se dosato a dovere, potrebbe farcela anche con uno solo. Tuttavia basta un'unica giornata storta, un pasto digerito male quel dì, un problema sentimentale con la compagna di banco o magari un brutto voto, per scombussolargli la mente e compromettergli tre anni di sacrifici. Una sola sconfitta e si aprirà il baratro che ingoierà per sempre seishun, la sua giovinezza. Magari il suo club perderà la finale regionale per un punto e il rammarico e la rabbia gli toglieranno il sonno per parecchio tempo. Magari invece la sua squadra la spunta e lui arriva al Kōshien ed in quel caso la storia girerebbe di centottanta gradi. Sarebbe quello il capitolo supplementare col quale concludere alla grandissima i suoi tre anni di liceo e l'ultima estate della sua adolescenza.

Ad agosto cala il sipario su entrambi i palcoscenici: il ragazzo del caso B ha faticato di più ma ha giocato molto meno rispetto al suo coetaneo del caso A, sicuramente si è divertito di meno, ma ha calcato la terra degli stadi più importanti e ha assaggiato il vero sapore del baseball che conta. Ci sarebbe pure la possibilità di continuare in qualche prestigiosa università di Tōkyō che possegga un club di baseball. I meriti sportivi spesso addomesticano gli stressanti esami d’ammissione. La sua scuola è famosa e pure gli scout delle università sono in agguato. Magari, invece, lo nota subito qualcuno dei professionisti, e poi chissà... il ragazzo al Kōshien potrebbe pure tornarci presto, stavolta come giocatore degli Hanshin Tigers.
A novembre i professionisti scelgono le nuove matricole durante il draft. Talvolta sono stati premiati degli atleti che nemmeno sono arrivati al Kōshien, ma che hanno mostrato tenacità e perseveranza, quindi di valere qualcosa. Di norma gli scout si rivolgono sempre agli squadroni. Quindi, se il ragazzo del caso B ha qualche speranza di proseguire col baseball e di farne una ragione di vita, quello del caso A, a meno di un miracolo, non avrà mai la possibilità di diventare un professionista. Il baseball delle scuole superiori è ancora fondamentale perché rappresenta una fucina dalla quale le due leghe professionistiche giapponesi attingono in continuazione i giovani atleti. Sportivamente parlando, una bella carriera scolastica nel baseball liceale giapponese, spesso è in grado di cambiarti la vita!



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