mercoledì 10 febbraio 2010

Manga e Kōshien - Rookies (seconda parte)

Passiamo ad analizzare altri aspetti. Tenute in debita considerazione le direttive che obbligano spesso l’autore ad esaltare il look dei suoi personaggi, a discapito dell’uniformità che si respira nei licei giapponesi, l'atmosfera che trasuda dalle pagine di questo manga è parecchio verosimile alla realtà e si ha fin da subito l'impressione di trovarsi dinnanzi a persone in carne ed ossa.


I rookies fanno il cerchio prima di una partita.



Con una simile base su cui agire, non dev'essere stato difficile per i produttori dello sceneggiato del 2008 scovare degli attori che somigliassero ai protagonisti. Una nota di merito dunque al disegno dettagliato e alla splendida caratterizzazione dei personaggi. Nel manga non esiste pressapochismo grafico. Anche le fisionomie dei personaggi comprimari sono realizzate in modo molto accurato e preciso. Morita dimostra il suo talento nel riprodurre soprattutto la mimica facciale dei personaggi, caratterizzandoli con delle smorfie spesso esilaranti. Le uniformi sportive e le divise scolastiche sono precise al millimetro, le attrezzature danno l'idea di essere vive, così come gli sfondi, gli interni della scuola, le varie zone del diamante e le tribune degli stadi.
Il disegno dinamico, unito ad un realismo tecnico quasi ossessionante, è l'elemento ideale per narrare una partita di baseball. Molti si saranno annoiati a leggere la cronaca dei lunghi incontri che si sviluppano nella seconda parte del manga. D'altronde il baseball rappresenta ancora un'incognita senza soluzione per la maggior parte dei lettori. Ma questo è uno sport che, se lo tratti bene, ti sa appassionare come nessun altro. Scorrere certe vignette di Rookies è stato come assistere ad una partita vera. Da questo punto di vista non si può chiedere di meglio ad un manga di baseball!


I personaggi di Rokudenashi Blues.


Prima di incanalarsi in modo così proficuo verso la strada del baseball, dal 1988 al 1997 Morita appassionò i suoi lettori con le vicende di Taison Maeda, il bulletto protagonista di Rokudenashi Blues (pressappoco Blues, il buono a nulla). Il concetto che sta alla base di questo manga ricalca fedelmente quello di Rookies e riguarda l'universo sommerso di una parte della gioventù nipponica che dimostra di non sopportare il sistema nel quale vive, ma che in qualche modo è obbligata a conviverci e a rispettarlo.
La crescita a livello umano ed agonistico dei ragazzi fa da cornice al sogno che conduce al mitico stadio Kōshien e si rifà a quello del giovane pugile Taison, che punta a salire in cima al mondo della boxe. Seppur scritto e letto alla giapponese, il nome Taison venne scelto in onore del campione Mike Tyson che aveva squassato il mondo dei pesi massimi alla fine di quegli anni Ottanta. Purtroppo Rokudenashi Blues è ancora inedito in Italia, ma la sua lettura sarebbe consigliata a chiunque voglia immergersi, con discrete dosi di realismo, nello spaccato della vita di un liceale ribelle e scapestrato.

Il poster dello speciale televisivo Rookies Sotsugyō.


Qualche curiosità. Innanzitutto il mangaka: qualche anno fa Masanori Morita, probabilmente a causa dei pressanti ritmi lavorativi a cui era sottoposto, subì un crollo fisico che per qualche tempo lo costrinse addirittura a camminare sulle stampelle. Si narra che l'autore, consapevole della sua precaria situazione fisica, avesse già elaborato alcuni underplot che gli avrebbero garantito un congedo precauzionale nel caso di un'interruzione improvvisa. E così avvenne, purtroppo. Questo parrebbe il motivo principale che, nel 2003, portò alla repentina conclusione del manga Rookies.


La copertina del quinto volume del manga.


Il liceo Futakotamagawaen, o Nikogaku, è nato dalla fusione di due idee che da tempo frullavano nella testa di Morita: la prima riguardava il liceo metropolitano Jindai di Tōkyō (il club di baseball conta pochi iscritti ed è alla perenne ricerca di una manager), che gli fornì la maggior parte delle ispirazioni per ambientare la sua storia.
La seconda, importante più dal punto affettivo che altro, riguarda la Rittō, la sua scuola media della città omonima localizzata nella prefettura di Shiga. Rittō fu anche la città che, nel dicembre del 1964, ebbe l'onore di dare i natali a Masanori Morita. Ma l'omaggio alla sua vecchia scuola media non termina qui: sfogliando il manga, si scopre che l'asso Kawagami del Sasazaki, rivale del Nikogaku, proviene proprio da un istituto che porta quel nome. Inoltre il Nikogaku, in occasione di una partita amichevole, affronta un liceo di una zona confinante che, manco a dirlo, si chiama Rittō.


Le vignette con Yugecchi e Sato-pyon.


Per un resoconto più dettagliato sulle acconciature giovanili e sulle uniformi in voga in quel periodo a cavallo degli anni Duemila, Morita si documentò su Tōkyō Street News, una celebre rivista che teneva e tiene tuttora aggiornati gli studenti della metropoli che vogliono rimanere al passo con la moda. Per chi volesse controllare, nel quinto volume, capitolo 42, pagine 94 e 95, viene menzionata la rivista in questione (l'ho evidenziata con una cornice verde).
A quel tempo il look di riferimento più importante era ad appannaggio di Tomohisa Yuge, un giovane attore che spesso appariva nei vari servizi fotografici di TSN. In uno di questi servizi Yuge venne intervistato mentre posava nella sua camera da letto. Morita vide l'articolo e, senza pensarci un attimo, decise di arredare graficamente la stanza di Aniya tale a quale a quella dell'attore. Il quale, in seguito, se ne accorse e ovviamente chiese spiegazioni. Per riparare alla sua indelicatezza, Morita gli promise di inserirlo nel suo manga. Il cameo mostra Yuge (indicato col suo diminutivo di Yugecchi, è il personaggio incorniciato di rosso) in versione ringiovanita, che viene spacciato dal mangaka come un vecchio amico delle medie di Aniya. Non solo. Morita inserì nella sequenza pure un certo Sato-pyon (Satoshi Tsumabuki, il personaggio incorniciato di giallo), anch'egli modello di riferimento della rivista e collega di lavoro di Yuge.


Wakana getta a terra l'elmetto dopo una battuta sbagliata.


Passiamo al lato sportivo. A dire il vero, sotto questo punto di vista, Morita si concede qualche licenza che va ad urtare col rigido mondo del baseball studentesco giapponese. Alcune fasi di gioco sono state concepite come se si stesse svolgendo un incontro tra professionisti. A questo proposito basta osservare il comportamento degli arbitri di casa base: nel manga chiamano lo strikeout in modo molto teatrale, all'americana, mentre nella realtà del baseball liceale mantengono un comportamento più sobrio. Inoltre gli arbitri sulle basi non permetterebbero mai a degli studenti di sputare durante le pause di gioco o di gettare gli elmetti a terra dalla rabbia (cosa che invece viene lasciata correre tra i professionisti). Invece nel manga la saliva e certi atteggiamenti stizziti si sprecano e poco ci manca che i nostri giovani eroi si mettano a masticare chewingum o tabacco durante la partita! C'è dell'altro. Il lanciatore liceale che viene sostituito durante il match non si getta a peso morto sulla panchina, sbuffando alle spalle del coach (comportamento tipico dei professionisti e di... Aniya), bensì si toglie il cappello, si inchina e si accomoda velocemente al posto di quello entrante.


Wakana e Daisuke Miura, lanciatore dei Baystars.

Tra i fan di Rookies ci sono parecchi giocatori professionisti. Primo fra tutto Daisuke Miura, lanciatore degli Yokohama Baystars conosciuto in Giappone come Hama no banchō (il capoccia di Hama dove Hama starebbe per Yokohama). Si tratta di un veterano riconoscibilissimo per il suo taglio in stile pomp e soprattutto molto famoso per il suo (finto?) atteggiamento da sbruffone. Ruolo a parte, ogni somiglianza col ricevitore Tomochika Wakana del manga NON è puramente casuale. Pure Atsunori Inaba, esterno dei Nippon Ham e campione del mondo con i Samurai Japan al WBC del 2009, ha dichiarato la sua passione per il manga di Morita.


Giudizio:
Il dieci e lode obbligatorio che premia l'incredibile realismo grafico viene compensato dall'insufficienza che merita la parte agonistica. Morita non ha resistito alla tentazione di creare dei super atleti e l'andamento utopistico delle grandi rimonte del Nikogaku non giustifica il fatto che si abbia a che fare con dei talenti dalle grandi(ssime) potenzialità. Tuttavia il voto viene rimpolpato dall'otto pieno che va a premiare la parte tecnica. Dunque, facendo una media approssimativa, un otto quasi sfiorato: Voto 7,5.

1 commento:

  1. Grazie davvero per i due post, non sono un grande appassionato di baseball ma il manga è stato uno dei miei preferiti! Secondo il mio modesto parere la componente sportiva fa solo da background all'interno del fumetto e morita si è concentrato fondamentalmente alla caratterizzazione dei personaggi ed in particolare sia alla crescita (in senso di maturazione) degli stessi che allo spirito di gruppo. Comunque gran bel lavoro, complimenti

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