sabato 8 maggio 2010

Manga e Kōshien - Tommy la stella dei Giants (prima parte)

Da queste parti non c'è distinzione di sesso o d'età che tenga: tutti, uomini, donne, giovani e meno giovani, anziani, possono dire di conoscerlo... pochi sono i giapponesi che hanno superato i vent'anni che vi confesserebbero di non sapere chi sono Hyūma Hoshi (Tommy Young) e suo padre Ittetsu (Arthur Young), i protagonisti di questa monumentale opera a fumetti.

Un particolare della sigla del cartone.


Nel febbraio scorso, giocherellando col telecomando del digitale terrestre J:com, mi sono imbattuto casualmente in uno dei film dedicati alla serie. Per la precisione si trattava di Kyojin no hoshi, Dai League ball, lungometraggio che risale al 1970. Per dirla breve, sono rimasto praticamente folgorato dalle immagini. Sarà stato il rimbombo del sonoro originale, saranno stati i colori caldi di quell'epoca, sarà stato il tratto spigoloso, quasi ispido, dei personaggi, oppure sarà stata una semplice vampata di nostalgia, questo non lo so.

Il primo volume della lussuosa edizione bunko, con le copertine ridisegnate.

Il giorno dopo mi sono precipitato al Book Off vicino a casa e ho scovato la vecchia serie impilata in uno degli alti scaffali colmi di manga che ti costringono a fermarti anche se non vuoi. Non che sia una cosa difficile reperire l'intera collezione, visto che la casa editrice Kōdansha ha pensato bene di ristamparla in lussuoso formato bunko, su carta di qualità e con una copertina nuova, disegnata appositamente per l'occasione.
Ma visto che i miei scarni ricordi si limitavano alla serie televisiva, tra l'altro la solita versione italiana arrangiata, ho deciso di procurarmi qualche numero del manga per vedere l'effetto che mi avrebbe fatto rileggerlo dopo tanto tempo. Ebbene, il risultato è stato superiore alle aspettative. È come se avessi scoperto una storia nuova che non conoscevo! In poche parole un manga spettacolare, passionale, drammatico, il non plus ultra del supokon  dell'era Shōwa.


Un salto nel tempo a visitare il Giappone degli anni Sessanta e Settanta, ad osservare come la sua società si stava sacrificando silenziosamente in nome della corsa allo sviluppo post-bellico, senza perdere di vista le sacche di miseria che il paese non aveva ancora la forza di occultare. Kyojin no hoshi è senza dubbio la serie regina del genere supokon. È una storia che promuove uno spirito di sacrificio ed un impegno ai limiti del rabbioso, sentimenti che spesso sfociano nell'egoismo. Fa da cornice ad un quadro già estremizzato una rivalità ossessiva tra i vari protagonisti, sempre impegnati nel tentativo di annientarsi sportivamente, anche a costo di autodistruggersi. Una sorta di paradossale anti sportività.


Il manga originale conta 19 albi (la versione bunko del 1995 è stata raggruppata in 11 volumetti), risale al lontanissimo 1966 e venne pubblicato su Shōnen Magazine fino al 1971. Ci mostra un Giappone modesto e laborioso, che con grande sacrificio e coraggio stava costruendosi le basi per quello sviluppo che genererà l'incredibile benessere degli anni Ottanta. Sperare di leggerlo anche in Italia, purtroppo, è un'utopia.


I tratti con cui sono disegnati i protagonisti potrebbero ricordarvi Sam il ragazzo del West, visto che l'autore è lo stesso, cioè Noboru Kawasaki. Per accorgersene basta confrontare l'aspetto di Tommy e quello di Sam (Isamu): due gemelli separati alla nascita. Ficcategli in testa un berrettino da baseball ed avrete il magico lanciatore, dategli un cinturone ed una pistola ed avrete il giovane cowboy. I più informati sapranno pure che Kawasaki è il disegnatore di Coccinella e Ugo il re del Jūdō.

Tommy e Sam, gemelli separati alla nascita.

Un primo aneddoto riguarda il disegnatore e sono certo che molti non lo conosceranno: il buon Kawasaki (all'epoca aveva 26 anni) venne scelto come disegnatore nonostante fosse completamente all'asciutto di baseball, cosa rara per un giovane della sua generazione. Infatti Kawasaki inizialmente rifiutò la proposta. Dopo un estenuante tira e molla coi responsabili venne convinto da colui che può essere indicato come il vero fautore del successo di questa serie, cioè il talentuoso sceneggiatore Ikki Kajiwara. Un professionista che nel suo carnet può vantare lavori importanti su cartoni come Tiger Mask (L'uomo tigre) e soprattutto un capolavoro come Ashita no Joe (Rocky Joe).

Un particolare del caricamento del super lancio, con la sabbia che si solleva.

Un secondo aneddoto riguarda ancora disegnatore e sceneggiatore: la makyū (palla magica/diabolica, dotata cioè di un effetto incredibile), per intenderci il super lancio con la pallina che scompariva nella polvere, venne elaborato da Kajiwara praticamente per caso. Lo sceneggiatore ebbe un’intuizione dopo aver visto le improbabili pitching form disegnate da un Kawasaki sempre più confuso con le movenze di questo sport.

I personaggi di Ugo re del Judo.


Qualche notizia supplementare. Pare che Kajiwara volesse editare la prima puntata del manga ad aprile 1966, per mantenere la contemporaneità con l'inizio della lega giapponese (fine marzo), ma a causa delle incertezze di Kawasaki il tutto slittò a giugno. Da parte sua Kawasaki suggerì allo sceneggiatore di ispirarsi ai personaggi dei suoi lavori precedenti, cioè Ugo re del judo e Coccinella, per disegnare il telecronista, i giornalisti, il pubblico e i bambini della serie. Una specie di cross-over imposto. Confrontare per credere!

(continua)

2 commenti:

  1. Oddio non posso credere che il disegnatore non ne sapesse niente di baseball!!! Cioè, ha creato un'opera che ha influenzato generazioni e generazioni!! Secondo me si è impegnato almeno quanto Tommy per realizzare questo lavoro, haha.

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  2. Il merito va tutto allo sceneggiatore Kajiwara. Come spesso capita molti grandi successi nascono quasi per caso.

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