giovedì 13 maggio 2010

Manga e Kōshien - Tommy la stella dei Giants (seconda parte)

Passo ad analizzare il cartone. Trasmesso parecchie volte anche sulle nostre televisioni locali, Kyojin no Hoshi (Tommy la stella dei Giants), prodotto da Tōkyō Movie Shinsha, in realtà risale al lontano 1968 e si articola in tre blocchi separati. Andò in onda sul network Nippon Television succedendo a Fantaman, il teschio che combatteva contro il Dottor Zero ed il suo tormentone "Il mondo è mio!"

La colonna sonora della seconda serie.


Tommy la stella dei Giants me lo ricordo nell'ormai lontano 1990 (oltre vent'anni fa...), grazie a Tele Padova, tivù regionale affiliata al circuito Italia 7. Quando giunse da noi, comunque, in Giappone era già finito da un bel pezzo. Complice l'ondata di cartoni giapponesi che sbarcavano sulle nostre TV, complice il linguaggio diverso con cui affrontava la disciplina sportiva, fatto sta che  Tommy la stella dei Giant rastrellò parecchi appassionati italiani. E questo nonostante trattasse di baseball.
In Giappone le tre serie vennero trasmesse a partire dal 1968.
Dal 1968 al 1971: Kyojin no Hoshi, 182 episodi.
Dal 1977 al 1978: Shin Kyojin no Hoshi, 52 episodi.
Nel 1979: Shin Kyojin no Hoshi II, 23 episodi.
Da notare l'ampio stacco di tempo tra la prima e la seconda, ma su questo particolare tornerò più avanti.

Il poster di Shin, la seconda serie di Tommy.

Altra premessa d'obbligo: se in Giappone vi riferite a Kyojin no hoshi, qualcuno potrebbe chiedervi se per caso intendete Sawan hen oppure a Shin... Niente paura, si tratta solamente dei soprannomi che gli appassionati giapponesi hanno affibbiato alle prime due serie. Sawan hen sta per capitolo del braccio sinistro, mentre shin sta per nuovo, da noi semplicemente prima e la seconda serie. Invece la terza serie, quella del 1979, non ha soprannomi in quanto si rivelò un mezzo fiasco e venne troncata dopo soli 23 episodi. Qui in Giappone pochi se la ricordano, forse solo i fan più sfegatati. In Italia si narra che a bocciarla furono gli stessi autori del manga perché la trama si era ormai staccata notevolmente da quella originale. Io so che, in realtà, dopo Shin andò in onda Uchū Senkan Yamato II (Star Blazers - seconda serie), che in quegli anni divenne il fiore all'occhiello di Nippon Television.

Il DVD di Uchū Senkan  Yamato II (Star Blazers - seconda serie).

Terminati i 26 avvincenti episodi di Star Blazers, si pensò di tornare alle origini inserendo la terza serie di Tommy, che era ancora in fase di lavorazione. Tuttavia molti spettatori avevano ancora negli occhi le evoluzioni dinamiche della corazzata spaziale e si lamentarono per la scelta di un cartone supokon. La consideravano una sorta di involuzione temporale. Detto fatto. Nessun compromesso quando si tratta di Kyojin no hoshi. Nippon Television non perse tempo ed al momento buono interruppe la terza serie di Tommy per proporre Uchū Kūbo Blue Noah (Blue Noah, Mare spaziale), che riprendeva i temi tipici di Star Blazers. Al resto ci pensarono gli anni Ottanta, i quali decretarono la fine del genere supokon e dello sport concepito in modo estremo e passionale. In Giappone evidentemente non c'era più posto per personaggi come Tommy, Arthur e Alexander.


Apro una piccola parentesi sulla versione nostrana per esprimere l'insoddisfazione per come i responsabili italiani della serie adattarono il cartone servendosi dell'italianissimo stratagemma dei nomi camuffati. Già la serie animata differisce abbastanza dal manga, soprattutto nel finale, che era stato arrangiato ad arte da Kajiwara per consentire la sua prosecuzione. In aggiunta a ciò, la versione italiana stravolge tutti i nomi dei personaggi, preferendo puntare su improbabili termini anglosassoni. Qualcuno forse obietterà che tali nomi risultino più masticabili ai nostri telespettatori, ma non nulla toglie che stonino di brutto in un'ambientazione così tipicamente giapponese. Ecco i veri nomi dei protagonisti principali:
Hyūma Hoshi = Tommy Young
Ittetsu Hoshi = Arthur Young
Akiko Hoshi = Giusy Young
Mitsuru Hanagata = Alexander Mitchell
Hōsaku Samon = Simon Bondell
Chūta Ban = Charlie Red
Mina Hidaka = Mina
Liceo Sinclair = Seiūn
Stadio Kōshien = Olympia Stadium, (manco ci giocasse il Bayern Monaco!)
In pratica lo stesso trattamento riservato anni più tardi al cartone Captain Tsubasa / Holly e Benji, coi vari Oliver Hutton, Mark Lenders, Benjamin Price ed i loro nomi americani. Ma visti i tempi e le modalità, visto che si parla di calcio e di solito il calcio ama i compromessi, forse in questo caso ci si può passare sopra.

La copertina del nono albo della seconda serie.

Il manga affianca ai propri eroi parecchi personaggi reali e grandi star del firmamento del baseball giapponese. Spiccano tra gli altri giocatori leggendari come Shigeo Nagashima e Sadaharu Oh. Inoltre la trafila sportiva di Tommy ricalca in modo realistico la probabile carriera di un talento nel mondo del baseball studentesco e professionistico di quell'epoca. Le divise disegnate sui vari personaggi e i nomi sui tabelloni segnapunti dei team affrontati dai Giants fanno tuttora sospirare di nostalgia parecchi giapponesi di mezza età. È interessante notare l'evoluzione delle varie franchigie della lega professionistica. Quando Tommy fece il suo ingresso virtuale nella Nippon Professional Baseball (1967), molte squadre della lega si chiamavano in modo differente. Tra l'altro nel manga i Tōei Fighters vestono un'uniforme con la scritta Flyars, trascrizione errata del nome Flyers. Ho recuperato alcune di quelle denominazioni. Eccole nel dettaglio, con a fianco il nome attuale:
1) Sankei Atoms = Tōkyō Yakult Swallows
2) Taiyō Whales = Yokohama Baystars
3) Hankyū Braves = Orix Buffaloes
4) Nankai Hawks = Fukuoka Softbank Hawks
5) Tōkyō Orions = Chiba Lotte Marines
6) Nishitetsu Lions = Saitama Seibu Lions
7) Tōei Fighters = Nippon Ham Fighters

Una suggestiva immagine coi rivali di Tommy.

Nomi e nomignoli
Pare che il nome del protagonista avrebbe dovuto prendere spunto dagli ideogrammi di myōjō, cioè Stella del mattino (Venere), in modo da richiamare l'idea di stella dei Giants. Il primo ideogramma è quello di mei, myō, akarui, cioè chiaro, luminoso, illuminato. Il secondo quello di hoshi, cioè stella. In teoria il nome era bello e pronto. Infatti invertendo gli ideogrammi di myōjō e separandoli si poteva ottenere Akira Hoshi, un nome fattibile e già pronto all'uso. Ma a Kajiwara evidentemente non bastava. Oltre a quello stellare, lo sceneggiatore voleva inserirci anche l'aspetto umano, che richiamasse l'immagine di personaggi storici come Musashi Miyamoto o Ryōma Sakamoto (che infatti vengono citati nel corso della storia dal padre Arthur che li indica come modelli da seguire). Passi per l'eroe, ma rimanga la sofferenza. Non necessariamente trionfante sul campo ma comunque vincitore morale della storia. Ecco che gli venne in aiuto l'inglese ed il termine human, che storpiato ad arte si trasformò nel nome Hyūma. Dunque Hyūma Hoshi. E che ne fu dell'immagine di luce o luminoso, che ben si adattava ad una stella? Quella venne riciclata per dare il nome alla sorella Giusy, che infatti venne chiamata Akiko, pressappoco l'illuminata o la radiosa. Con gli ideogrammi nulla è impossibile in Giappone!

Minoru Murayama degli Hanshin Tigers.

Altra curiosità: nel manga Michiru Hanagata/Alexander Mitchell è descritto come il rampollo di una prestigiosa casata automobilistica che ha vissuto l'infanzia in Inghilterra, dove viene persino ricevuto dalla Regina Elisabetta! Una volta tornato in Giappone, con atteggiamento nichilista, decide di affiliarsi ad una banda di teppisti (Black Shadows), ribellandosi alla sua condizione di privilegiato. D'altronde capita spesso coi figli di papà. L'incontro successivo con Tommy, che Alexander dimostra subito di detestare a causa del suo spirito di abnegazione, gli fa scattare la molla che lo rimette nella giusta carreggiata. D'ora in poi l'obiettivo del privilegiato sarà quello di sconfiggere il ragazzino cocciuto che non molla mai. Il rivale di Tommy, ovviamente dovrà per forza giocare nei Tigers di Osaka, da sempre considerati nemici storici dei Giants di Tōkyō. Per caratterizzarlo a puntino, quindi, nulla di più facile che ispirarsi a colui che avevano soprannominato Mister Tigers II, al secolo Minoru Murayama, una vita trascorsa a giocare negli Hanshin. Grandissimo lanciatore degli anni Sessanta, originario del Kansai (quindi col pedigree giusto!), Murayama infiammò le partite notturne allo stadio Kōshien. Minoru Murayama se n'è andato nel 1998. Tuttavia si è guadagnato l'onore di un cameo nel manga. Infatti compare come personaggio reale, anche se nel ruolo inconsueto di ricevitore. Per la cronaca il primo, mitico, Mister Tigers fu Fumio Fujimura, grande giocatore degli Hanshin degli anni Cinquanta, che però a differenza di Murayama era nato ad Hiroshima.


Ed eccoci ad uno degli episodi del manga che mi ha colpito in modo particolare e che riassume tutta la filosofia di Kajiwara nell'esasperare un gesto sportivo all'inverosimile: Tommy è poco più che un ragazzino e si trova a dover affrontare il rivale di sempre, Alexander, il quale ha in serbo per lui la sua terribile battuta knockout, con la quale rimanda la pallina addosso al lanciatore, tramortendolo. In pratica la mazza di Alexander imprime alla pallina uno spin micidiale che sfugge alla presa del giocatore verso il quale l'ha indirizzata e lo ferisce in modo serio.
Il buon Arthur, uno che la sa lunga in fatto di baseball, ha un'intuizione e la sperimenta sul figlio. Imbeve alcune palline con del cherosene, le accende e le batte addosso al povero Tommy. Il poveretto non può certo bloccarle col guantone, ma nemmeno può permettersi di scansarle. Quel truce allenamento serve per scovare un sistema che gli permetta in qualche modo di compiere l'assistenza in prima base senza afferrare la pallina. Arriva il giorno dell'incontro e Tommy sale sul monte di lancio. Alexander non ci pensa due volte e ribatte violentemente la pallina mirando alla gola del rivale. Memore dell'allenamento speciale, Tommy fa una mezza capriola all'indietro e respinge la pallina con la pianta delle scarpette chiodate, indirizzandola in prima base. Alexander rimane di sasso. Rinuncia alla corsa, venendo facilmente eliminato dal prima base che nel frattempo ha raccolto la rotolante innocua. La sfida è conclusa. Tommy esulta mentre il rivale brucia dalla rabbia e gli dichiara ufficialmente guerra.


Disciplina, abnegazione e spirito di sacrificio sono gli insegnamenti tanto cari a questa cultura che fanno capolino dalle pagine del manga. Anche se, va detto, spesso gli esempi non sono così edificanti. Un altro episodio: il padre obbliga Tommy a correre una decina di chilometri al giorno lungo un percorso prestabilito. Un bel giorno il ragazzo si trova la strada sbarrata dai lavori in corso e decide di prendere una scorciatoia per completare il percorso. Scelta più che ragionevole, ma che non avrebbe mai dovuto fare!
Lungo la strada del ritorno incrocia il padre con gli occhi che sprizzano fiamme e, manco a dirlo, si prende un sonoro ceffone. "Perché hai scelto una scorciatoia?! Le scorciatoie non portano a nessuna maturazione, perché ti permettono di scansare gli ostacoli senza sforzarti! Affrontare gli ostacoli ti permetterà di crescere e maturare! Guai a te se nella vita sceglierai di nuovo una scorciatoia!" Mi raccontavano che nel Giappone di quegli anni si usava dire ai ragazzini che un genio era formato da un 1% di talento, mentre il restante 99% era un condensato di impegno, fatica, abnegazione e sforzo... mah!
(continua)

5 commenti:

  1. Konnichi wa, Hakata-san!

    Il tema dell'adattamento/censura degli anime in Italia è un'annosa questione (e a dirla tutta, è anche il motivo principale per cui, a parte qualche anime visto da piccolo tipo Harlock, Jeeg e pochi altri, non ne ho più visti fino a che non ho scoperto i fansubbed in inglese).
    Su wikipedia il tema viene affrontato diffusamente e penso possa essere interessante linkare la pagina, eccola:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Adattamento_e_censura_degli_anime


    p.s.
    Devo comunque confessare che, a prescindere dall'adattamento, mi acchiappa poco una storia dove i Kyojin sono i buoni e noialtri i cattivi, LOL! Dico, ma è il mondo all'incontrario, uffa! ^____^;

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  2. Grandissimo ... vedo che hai cambiato i "tuoi piani" e ai postato il grande Kyojin no hoshi! Purtroppo come hai scritto è grande utopia poter leggere il manga in Italia, sic :-( ; sugli adattamenti degli anime invece non me la prendo nemmeno più, ormai.

    Da noi comunque, da un paio di mesi, la Yamato ha iniziato a vendere i DVD della serie TV (sono ai primi 26 episodi), ma senza particolari contenuti extra, peccato. Ho grandi ricordi di questa serie TV; ho cercato di "capirne di più" in merito e quello che hai scritto non fa che aumentare la mia passione (su "Pat la ragazza del baseball" hai già scritto grandi cose).

    Appassionato di baseball, seguo da tempo la MLB, ma grazie ai supokon, al libro "La formula del professore" di Ogawa Yoko (che credo tu conosca) e da quanto leggo sul tuo blog, il baseball giocato in Giappone mi affascina sempre più!

    Bel colpo, o meglio ... makyū.

    Will

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  3. @ht_fan:
    Ho dato un'occhiata alla pagina che mi hai suggerito. Non c'è da stare allegri.
    Avrei voluto vedere le reazioni italiane se ad esempio, i giapponesi avessero chiamato Pinocchio con un altro nome (che ne so, Jiro oppure Taro...)

    Mi sa che sulla questione buoni/cattivi devi rassegnarti. Lo sponsor della versione televisiva di Tommy è sì la Nippon TV, ma sotto sotto l'idea di farnbe un cartone era partita da questa emittente: http://it.wikipedia.org/wiki/Yomiuri_TV
    ...un nome che dice tutto.

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  4. @William
    Purtroppo non conosco "La formula del professore", anche se ho sentito parlare della Ogawa come scrittrice di successo. Ma se mi dici che tratta pure di baseball, allora ho un motivo in più per recuperarlo!

    Tra "Tommy", "Mr.Baseball" e "Pat" sono più affezionato agli ultimi due, forse perché li ho visti prima. Non sapevo dei DVD Yamato. Chissà che non si smuova qualcosa e si riesca a recuperare qualche altra serie che merita.

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  5. @Hakata:

    > Ho dato un'occhiata alla pagina che mi hai
    > suggerito. Non c'è da stare allegri.
    > Avrei voluto vedere le reazioni italiane se ad
    > esempio, i giapponesi avessero chiamato
    > Pinocchio con un altro nome (che ne so, Jiro
    > oppure Taro...)

    La mia sensazione (e questa è forse la cosa peggiore) è che questo paese è ormai talmente ripiegato su sè stesso, che anche in un caso del genere semplicemente non importerebbe nulla a nessuno o quasi, sigh.../.__.\
    Hai ragione, c'è proprio poco da stare allegri...T__T

    (o magari mi faccio prendere un po' dal mio Pessimismo Cosmico, d'altronde è un requisito indispensabile per un torakichi, LOL)



    > Mi sa che sulla questione buoni/cattivi devi
    > rassegnarti. Lo sponsor della versione
    > televisiva di Tommy è sì la Nippon TV, ma
    > sotto sotto l'idea di farnbe un cartone era
    > partita da questa emittente:
    > http://it.wikipedia.org/wiki/Yomiuri_TV
    > ...un nome che dice tutto.

    LOL, lo supponevo...come già m'immaginavo che finchè i "ferrovieri" non si metteranno a pubblicare manga e produrre anime, i Tigers saranno sempre relegati nel ruolo dei "villains"...^_^;;;

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