domenica 30 maggio 2010

Scuola e baseball - Si fa presto a dire terra!

L'ho già accennato in precedenza e forse chi mi legge lo saprà già. Per i giocatori del terzo anno che vi partecipano la terra del Kōshien rappresenta la fine della loro avventura nel baseball liceale. In teoria rappresenta un simbolo che annuncia che è terminata l’estate della loro adolescenza. In pratica, pur trattandosi dell'ultimo granello che cade nella clessidra, quel sacchettino di terra rappresenterà un tesoro, una reliquia, una sorta di medaglia al valore che testimonierà in modo tangibile un'esperienza che li accompagnerà per tutta la vita.


I giocatori della scuola che viene eliminata prima della finale hanno la consuetudine di riempire un sacchettino di panno col terriccio scuro adagiato all'interno del diamante di Nishinomiya. Un'immagine che si ripete puntualmente e che sancisce la conclusione di ogni partita delle finali. Anche per questo motivo al Kōshien non sono mai visti di buon occhio coloro che sputano la saliva a terra (pratica comune ai giocatori stranieri che militano nella lega professionistica giapponese). Quella di prendersi il terriccio è una tradizione che risale addirittura alla semifinale della 28sima edizione (che si tenne nel 1946, la prima dopo la conclusione della guerra mondiale) e che venne introdotta da un certo signor Sasaki, coach del liceo Tsukuba Daifuzoku di Tōkyō. La sua scuola venne sconfitta in semifinale con un perentorio 9 a 1 dal Naniwa Shōgyō di Ōsaka. A fine partita l'allenatore chiese ai suoi ragazzi di tornare nelle rispettive posizioni difensive e raccogliere ciascuno un po' di terra. "Dovete promettermi che farete di tutto per tornare qui il prossimo anno e restituire la terra allo stadio. Sarà la vostra solenne promessa col Kōshien. Ogni volta che guarderete questa terra dovrete ricordarvi di questa sconfitta e raddoppiare gli sforzi per tornarci. E io vi prometto che torneremo!"

In realtà si racconta che il primo ad aver avuto l’idea fu Tetsuharu Kawakami, all'epoca lanciatore del Kumamoto Kōgyō, il quale dopo la finale persa nel 1937 pensò bene di infilarsi in tasca un po' di terriccio che gli aveva sporcato l’uniforme e di riportarselo in Kyūshū. Ma quella terra preziosa non la tenne per sé, bensì la sparse nel campetto della scuola dove lui e i suoi compagni si allenavano. Una sorta di amuleto protettivo benaugurante. Evidentemente colpito da quel gesto generoso, lo spirito (kami) del Kōshien chiuse un occhio sul furto. Anzi da come andarono le cose, probabilmente li chiuse tutti e due! Infatti, non solo il terriccio fece la fortuna di Kawakami, ma lo indirizzò verso una brillante carriera prima come giocatore, poi come coach nelle fila dei Giants di Tōkyō. Ironia della sorte, i Giants sono i nemici giurati degli Hanshin Tigers, cioè il team che al Kōshien gioca in casa. Nel 1938 Kawakami divenne dunque professionista coi Giants e si guadagnò talmente tanta stima nell’ambiente da venire soprannominato "Dio della battuta". Nel 1957 gli dedicarono persino un film in bianco e nero intitolato "Kawakami Tetsuharu monogatari sebangō 16" ("Storia di Tetsuharu Kawakami, numero 16", a cui si riferisce la locandina).

Un altro episodio curioso legato alla terra sacra avvenne nel 1958. Sulla vicenda ci hanno disegnato pure un manga a puntate, ma di questo ne parlerò più avanti. La storia è semplice: a quella edizione del Kōshien, la quarantesima, partecipò anche il liceo Shuri di Okinawa (a sinistra mentre sfila durante la cerimonia d'apertura). Per inciso Shuri è l'antico nome di Naha, capitale e città principale della prefettura di Okinawa. All'epoca l'arcipelago era ancora una sorta di protettorato americano e ospitava le basi dei militari reduci dalla guerra di Corea. Sconfitti al primo turno, i liceali del Shuri, prima di imbarcarsi di nuovo verso l'arcipelago, pensarono bene di recuperare dei sacchettini di terra come ricordo di quella brevissima ma memorabile avventura nella madre patria giapponese. Ma purtroppo per loro le cose non andarono come previsto.

Infatti le leggi vigenti negli Stati Uniti vietavano, ed immagino che lo vietino tutt'ora, di introdurre nel proprio territorio terra e vegetali all'apparenza sconosciuti e provenienti da un paese straniero, se non dopo un'accurata analisi scientifica. Il responsabile della scuola avvisò a malincuore i suoi giocatori che avevano l'obbligo consegnare tutti i loro sacchetti all'autorità militare americana, perché così intimava la legge. La preziosissima terra fu sequestrata agli increduli studenti e venne gettata senza ritegno nelle acqua adiacenti al porto di Naha. Pare comunque che due ragazzi intrepidi riuscirono ad occultare lo stesso qualche grammo di terriccio sacro. Venute a conoscenza dell’episodio, alcune hostess della Japan Airlines decisero di raccogliere delle piccole pietre bianche sulla spiaggia poco distante lo stadio di Nishinomiya e di inviarle al liceo Shuri come parziale compensazione del torto subito.

Queste pietre furono raccolte e andarono ad adornare il monumento chiamato "Yūai no ishibuni" (stele della fraternità), eretto per ricordare la partecipazione della scuola al Kōshien. Le pietruzze vennero sistemate in modo da formare un piccolo diamante in corrispondenza della parola yūai, cioè fraternità. Pare che l'episodio colpì in modo particolare l'opinione pubblica giapponese e divenne uno dei simboli che vennero impugnati dal movimento di liberazione dell'arcipelago dall'egemonia americana. Per la storia Okinawa venne restituita al Giappone solo nel 1972. 

Torniamo alla terra. Quella del Kōshien è chiamata kurotsuchi, cioè terra nera. Nasce da una miscela speciale di terricci scuri provenienti dalle prefetture di Kagoshima, Okayama, Tottori, Ōita, più una percentuale di sabbia bianca che arriva addirittura dalla provincia costiera cinese del Fujian. In primavera la percentuale di terra nera stesa sul diamante durante il Senbatsu è 55% compensata da un 45% di sabbia bianca cinese. Mentre durante il Kōshien estivo quest’ultima percentuale scende al 40%. La miscela è stata studiata in modo da drenare le frequenti piogge primaverili che spesso martellano il Senbatsu di marzo e ovviamente anche per resistere all'arsura del micidiale agosto giapponese. Pare che alla prima miscela impiegata venisse aggiunta terra proveniente da Awaji, l'isoletta al largo di Shikoku che è collegata ad Honshu dal ponte di Akashi Kaikyō (il ponte a sospensione più lungo del mondo) e all'isola di Shikoku dall'altro ponte Ōnaruto. Tuttavia pare che questa terra assomigliasse troppo al colore della pallina e quindi si decise di cambiare miscela per evidenziare maggiormente le fasi di gioco. Pare infatti che il nero attuale consenta agli spettatori di seguire meglio i rimbalzi delle palline ribattute in campo interno. Al Kōshien lavorano pure gli addetti alla terra, i cosiddetti ground keeper, coloro che si adoperano per procurarla in vista dell'evento e che ricoprono i buchi dopo ogni incontro.

A proposito, ma che fine fece il liceo Tsukuba Daifuzoku? Riuscì a tornare al Kōshien per restituire la terra presa in prestito simbolo della promessa? Purtroppo no. Evidentemente lo spirito del Kōshien stavolta ci rimase proprio male. Sarà stato il gesto ai limiti del furto oppure la presunzione del coach, non si sa. Fatto sta che il kami del Kōshien (occhio che i giapponesi sono convinti che esista) impedì alla scuola di rimettere piede all'interno dello stadio non solo l'anno successivo, ma addirittura fino ai giorni nostri. Col tempo il liceo dovette persino cambiare nome.

9 commenti:

  1. Ogni tanto mi succede di sorprendere qualcuno (quei pochi che sanno cosa sia il baseball, intendo) quando dico che preferisco quello giapponese a quello nordamericano...e poi mi tocca spiegare e spiegare...
    Questo fine settimana, navigando in Rete, mi sono capitati sott'occhio, a poche ore l'uno dall'altro, due articoli che forse potrebbero essermi d'aiuto d'ora in poi per riassumere, almeno in parte, quelle spiegazioni (mi terrò da parte i links e nel caso li girerò a chi mi domanderà, con la frase "leggi e forse capirai" ^_^):

    http://sportsillustrated.cnn.com/si_online/flashbacks/2002/year_in_review/steroids/

    http://yakyubaka.com/2010/06/07/high-school-baseball-manager-fails-to-report-smoking-players/

    Bella differenza, neh? ^_^;

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  2. ciao ht_fan!
    Letti entrambi gli articoli, grazie. Che dire? Sfondi una porta apertissima. I giapponesi si sforzano di tenere puro e pulito il loro baseball studentesco. Speriamo che duri il più a lungo possibile.

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  3. Bellissimo il tuo pezzo sulla terra del Koshien, è incredibile come i giapponesi dimostrino in certi casi una sensibilità sconosciuta agli occidentali.

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  4. Ciao Fabfab, d'accordo con te. Per certe cose sono davvero insuperabili e ti colpiscono con la loro sensibilità. Per altri aspetti, invece, lo sono un po' meno...

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  5. Del tipo? Sarebbe carino che ci illuminassi anche su altri aspetti della vita nipponica, anche se esulano dal baseball.
    Un conoscente che ha lavorato in loco, ad esempio, mi diceva che la storia dei lavoratori giapponesi stakanovisti è una favola: è vero che stanno tanto tempo in ufficio, ma mi raccontava che sono degli specialisti del cazzeggio, e che se solo lavorassero normalmente basterebbero le classiche 8 ore...

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  6. Il tuo amico ha perfettamente ragione. Ci aggiungo un'insicurezza di base, la maniacalità del controllo ed un esagerato rispetto della gerarchia, completamente l'opposto della nostra elasticità lavorativa (coi suoi pro e suoi contro, s'intende).
    A dire il vero preferirei continuare a scrivere di baseball senza spaziare troppo nel quotidiano. Per quello ci sono già parecchi siti più attrezzati del sottoscritto...

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  7. Ciao, ho letto con interesse i tuoi post, spero che tu continuerai.

    Un saluto
    dall'Italia

    Mauro

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  8. Ciao,

    i telegiornali hanno trasmesso immagini terribili del terremoto in Giappone. Spero che tu e tutte le persona a cui tieni stiate bene. Torna presto a parlarci di baseball nipponico!

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  9. Grazie del messaggio.
    Qui tutto bene, per fortuna non ci è successo nulla.
    Stiamo a sud, rivolti verso il mare interno e non verso l'Oceano Pacifico, quindi nessun pericolo tsunami. Ma principalmente perché Fukuoka è una zona a basso rischio sismico. L’isola di Kyushu è molto stabile (anche se ogni tanto capita qualcosa anche qui).
    Tokyo ha ballato in modo consistente, ma ha tenuto. Il vero dramma lo stanno vivendo più a nord, nelle prefetture affacciate sul Pacifico, con le ondate che hanno travolto tutte le zone costiere.

    Quanto al baseball, mi sto organizzando per riprendere da dove avevo interrotto. Ciao!

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