domenica 21 aprile 2013

Saranno famosi - Daisuke Araki (seconda parte)

La rivista "Homerun" dedicata al Kōshien 1981.
Arrivò l'estate del secondo anno. Il Sōjitsu (nickname con cui è conosciuto il liceo Waseda) si ripresentò al Kōshien da favorito. All'inizio i risultati del team di Tōkyō Est sembrarono confermare i pronostici degli esperti. Al cappotto per 4-0 rifilato al temibile Kōchi, seguì quello per 5-0 imposto al Tottori Nishi. Araki non aveva perso l'abitudine di lasciare gli avversari a zero. Ma al terzo turno, di fronte al primo vero ostacolo, il bel principe cadde da cavallo ed assaggiò di nuovo la polvere. 

Pur trovandosi in vantaggio per 4-1, Araki cedette proprio all'ultimo inning contro i battitori dell’Hōtoku Gakuen, i quali, prima gli rimontarono i tre punti di scarto e poi, addirittura, superarono il Waseda al fotofinish, nel primo extra inning. In America lo chiamano walk-off, in Giappone lo hanno ribattezzato più malignamente sayonara kachi, in pratica vinco e tanti saluti. A giudicare dal risultato a qualche lancio dal termine, per Araki fu una sconfitta che lasciò davvero l'amaro in bocca. In Giappone si suole dire "yakyū wa kyū kai tsū out kara", in pratica che il baseball si comincia a giocare sul serio all'ultimo inning con due eliminati (la situazione più disperata). L'unica consolazione per il Waseda fu che l'Hōtoku Gakuen di Hyōgo vincerà quell'edizione del Kōshien. Essere usciti contro i campioni servì ad attenuare la delusione.

I risultati di quell'estate 1981:
Waseda Jitsugyō – Kōchi (Kōchi) 4-0
Waseda Jitsugyō – Tottori Nishi (Tottori) 5-0
Hōtoku Gakuen (Hyōgo) - Waseda Jitsugyō 5x-4

Araki lancia durante il Kōshien 1981.
Araki, imperterrito, tornò a calpestare il terriccio del Kōshien anche durante l'estate 1982, l'ultima edizione utile per ottenere qualche riconoscimento tangibile e non solamente belle parole. All'inizio, come da prassi, il principino imbrigliò agevolmente i battitori avversari. Ma in vista del traguardo, per sua sfortuna, incrociò liceali più motivati di lui e dovette inchinarsi di nuovo. Stavolta si trattò del fortissimo line up dell'Ikeda il quale, in semifinale, lo toccò duro seppellendolo sotto una gragnola di punti, ben quattordici. Nonostante l'anno in più d'esperienza i risultati non arrivarono e qualcuno provò a chiedergli spiegazioni. Lui si giustificò così: "Al primo anno non avevo un braccio potente. La mia palla perdeva forza naturalmente e, cadendo, ingannava il battitore. Col passare degli anni mi sono rinforzato e il lancio mi riesce più allungato e veloce. Ma, paradossalmente, è proprio questa crescita che ha permesso ai battitori di individuare il timing giusto per ribattermi." Si ripetè dunque la storia dell'anno prima. Così come successe all'Hōtoku Gakuen, evidentemente battere il Waseda al Kōshien portava bene, visto che l'Ikeda di Tokushima vinse quell'edizione 1982. Va sottolineato che si trattava dell'Ikeda del famoso Yamabiko dasen (lineup Yamabiko), il terribile gruppo di battitori in cui anche il nono era in grado di ottenere un homerun! Ma questa è un'altra storia...

I risultati di quell'estate 1982: 
Waseda Jitsugyō – Uji (Kyōto) 12-0
Waseda Jitsugyō – Seiryō (Ishikawa) 10-1
Waseda Jitsugyō – Tōkaidai Kōfu (Yamanashi) 6-3
Ikeda (Tokushima) – Waseda Jitsugyō 14-2

Araki intervistato prima 
del draft 1982.
A settembre 1982 il suo nome era sulla bocca di tutti, perché tutti volevano conoscere il destino del lanciatore bello ma incompiuto. Alla lotteria del draft la spuntarono le divise celesti degli Yakult Swallows, che se lo aggiudicarono dopo un testa a testa con gli Yomiuri Giants. Una volta saputo l'esito del sorteggio, Araki in un primo momento fece circolare la notizia di essere fortemente tentato di proseguire gli studi presso la sua prestigiosa università. Ma poi cedette quasi subito alle sirene ed alle lusinghe dei professionisti. Alla presentazione ufficiale degli Yakult a Shinbashi, ricevette dal presidente il cappellino blu scuro griffato YS e la maglia numero undici che lo accompagnarono per nove lunghi anni sui monti di lancio della Central League. 


Araki con la maglia degli Yakult Swallows.
Grazie alle prodezze di Araki, il Waseda Jitsugyō riuscì a disputare ben cinque edizioni consecutive del Kōshien (tre estive e due primaverili). E questo, a prescindere dagli esiti deludenti, fu un risultato davvero eclatante. Perché significò aver trionfato per altrettante volte in una competizione insidiosa come le eliminatorie del raggruppamento di Tōkyō. Vanno sottolineati altri due elementi in particolare che possono testimoniare la valenza dell'impresa che compirono Araki e compagni. Innanzitutto il nome Waseda, in Giappone, è sinonimo di teste fine, di studio serio e di ricerca ad alto livello. L'attività dei club sportivi interni è tenuta in buona considerazione, ma mai quanto lo studio, che ha quasi sempre la precedenza sui risultati agonistici. Quindi Araki e compagni, a differenza di molti altri coetanei dell'epoca, avevano l'obbligo morale di ben figurare non solo nel diamante, ma anche e soprattutto nelle pagelle di fine quadrimestre. Il che implicava un'aggiunta quotidiana di stress non indifferente. 
Il secondo elemento fu un semplice dato statistico postumo: una volta diplomati i senpai di quell'annata, Araki incluso, dal settembre 1982 in poi il Waseda incappò in un ciclo negativo che gli negò il Kōshien per la bellezza di quattordici anni di fila, cioè fino all'edizione estiva del 1996.

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