giovedì 18 aprile 2013

Saranno famosi - Ichirō Suzuki (prima parte)

Ichirō agli Orix Blue Wave di Kōbe.
Di Ichirō Suzuki, attualmente il più famoso giocatore giapponese che milita nelle Major americane, si può trovare un'infinità di foto e di notizie che lo ritraggono con la casacca degli Orix Blue Wave, dei Seattle Mariners ed infine degli Yankees. Per contro, sono rimaste poche tracce della sua carriera di studente giocatore, trascorsa tra le file del liceo Aikōdai Meiden di Nagoya.
Ichirō nasce il 22 ottobre 1973 a Kasugai, vicino a Nagoya. Manco a dirlo, i primi regali che riceve dal padre sono una mazza e una pallina di plastica. Si tratta di una consuetudine comune per tutti i bambini dell'epoca. Inoltre padre e figlio non disdegnano frequenti puntate al vicino batting center. Passa un po' di tempo e comincia a diffondersi la voce che nei dintorni c'è un bambino che riesce a ribattere lanci che filano a 120 all'ora! Un elemento così promettente non può non iscriversi ad un liceo tradizionalmente devoto al batti e corri. La scelta cade manco a dirlo sull'Aikōdai Meiden di Nagoya, la squadra con la casacca viola, una garanzia per un giovane fanatico di baseball che spera di costruirsi una carriera in questo sport. Ichirō è uno che ha già imparato a gestirsi fin da giovane e ha deciso che dovrà impegnarsi al massimo se vorrà ottenere qualcosa. Il suo coach, Takeshi Nakamura, lo ricorda come un tipo non appariscente, ma con una particolarità: il ragazzo riesce a concentrarsi su ciò che sta facendo senza badare alle attività del resto del gruppo, ottenendo in questo modo la massima efficacia dai suoi allenamenti. Il coach accosta l'immagine dell'Ichirō di quel periodo al color bianco. Il ragazzo difficilmente si sporca l'uniforme. La sua velocità gli consente di raggiungere la prima base senza necessità di tuffarsi.



Il liceo Meiden di Nagoya.
Intanto al club di baseball del Meiden comincia a circolare una strana voce secondo la quale, di notte, provengono degli strani sibili dal cimitero accanto al ground. Qualcuno arriva a pensare agli spettri. Stanco di quelle chiacchiere, una sera l'allenatore va a controllare e scopre che si tratta di Ichirō che ha scelto quel posto isolato e tranquillo per allenarsi a girare la mazza senza essere disturbato. Quando coach Nakamura gli chiede spiegazioni, lui risponde che l'essere osservato dagli altri mentre cerca di perfezionare i suoi individuali lo innervosisce non poco. Quindi ha scelto quel posto per recuperare tempo ed energie e soprattutto per esercitarsi lontano dagli occhi dei compagni. Un altro episodio che testimonia la sua grande forza di volontà: Ichirō detesta la verdura fresca. Ma durante il primo ritiro, tra lo stupore di tutti, si costringe ad ingoiarla tappandosi il naso.

Il muro con le targhe in legno.
Sul muro adiacente la panchina del campo d'allenamento del Meiden hanno l'abitudine di affiggere delle targhe di legno coi nomi dei giocatori che si sono distinti durante i tre anni di liceo. Alla scuola lo considerano una sorta di amuleto protettivo che veglia sul club. Ovviamente c'è scolpito pure il nome di Ichirō Suzuki. La targa ricorda la partecipazione al suo primo Kōshien. Ed infatti nel 1990, al secondo anno, Ichirō debutta per la prima volta al Kōshien estivo nel ruolo di esterno. L'anno successivo, diventato senpai, riesce a tornarci nel torneo di primavera, stavolta nel ruolo di lanciatore. Entrambe le uscite terminano nel modo peggiore, con due brucianti sconfitte al debutto.

Il club di baseball dell'Aikōdai Meiden.
Entriamo nel dettaglio. L'8 agosto 1990, l'Aikōdai Meiden debutta contro il Tenri di Nara. Trattandosi di una scuola abituata a calpestare la terra sacra di Nishinomiya, il Tenri è considerato un avversario tra i più ostici. La sconfitta del Meiden è secca e senza appello, 6 a 1. Una settimana più tardi il Tenri si laureerà campione del Giappone. Il lanciatore del Tenri, Minami, (che verrà prenotato dai Nippon Ham), sfruttando il suo metro e novanta di altezza, inchioda senza pietà i battitori avversari. In Giappone dicono che i lanciatori alti e spilungoni partano avvantaggiati, visto che possono contare su un braccio più lungo del normale che rilascia la pallina ad una distanza accorciata rispetto al piatto di casa base. In effetti, a certe velocità, rosicchiare anche pochi centimetri al battitore può risultare letale. Ichirō riesce tuttavia a battergli una valida al centro, peraltro non irresistibile, che rimarrà l'unica magra soddisfazione di quel torneo.
(continua)

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